Rudolph Giuliani parla chiaro ma non dice tutto


Rudolph Giuliani, ex sindaco di New York, noto con l’epiteto “tolleranza zero” per il contrasto vittorioso alla criminalità che infestava la città, ora avvocato a tempo pieno, anche del presidente Trump, ha rilasciato un’intervista a Quarta Repubblica, in cui non l’ha mandata a dire.

Ha affrontato due temi, che, nella sua visione politica, ne presuppongono un altro. I due temi espliciti sono i disordini seguiti all’uccisione di George Floyd e l’invadenza della Cina nel mondo. Il tema presupposto è la non casualità, l’orchestrazione di una campagna armata che si è già estesa alla Gran Bretagna, quindi non più soltanto mediatica, contro l’amministrazione Trump, che rappresenta valori osteggiati, in America e nel mondo, da avversari senza scrupoli.

Sui disordini Giuliani non ha risparmiato cifre. La criminalità degli afroamericani si volge soprattutto contro la comunità afroamericana, che chiede l’aiuto e l’intervento della polizia. Quindi le televisioni fanno vedere soltanto una parte.

I disordini favoriscono l’infiltrazione della Cina, ora massicciamente presente anche in Europa, la cui rappresentanza politica è largamente schierata in suo favore. Come nel caso di Josep Borrell, novello “ministro degli esteri” dell’Unione Europea, e di tanti altri politici del presente e del recente passato, anche italiani.

Il tema che Giuliani non ha trattato e nemmeno lasciato intravedere, ma che è collegato all’infiltrazione cinese, è il disimpegno degli Stati Uniti in Europa e nel Mediterraneo, fortemente voluto dalle amministrazioni Clinton e Obama. Ne sono seguiti il caos libico, con l’avanzamento turco e in parte russo, e il conflitto interno a Israele, che rischia di incendiare nuovamente il Vicino e Medio Oriente. A cui si aggiungono i problemi irrisolti in Siria e Iraq.

 Insomma i guasti della politica estera americana degli anni 90, non rimediati dall’amministrazione Bush, piuttosto ondivaga, hanno seminato vento e ora raccolgono tempesta.

E’ un’occasione per l’Italia, tanto più che la Gran Bretagna sta attraversando un periodo di debolezza economica e politica come mai in precedenza nel dopoguerra e la special relationship con gli Stati Uniti appare pregiudicata.

Ma anche in Italia una parte consistente del ceto politico imperante sostiene, per una ragione o per l’altra, i rapporti con la Cina, piuttosto a senso unico, a svantaggio dell’Italia. Perché non hanno un gran senso le cessioni di controllo di infrastrutture portuali e tecnologiche. Si potrebbe sentire cosa ne pensa Giuliani di tutto questo.          

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