Ritiro tattico degli Stati Uniti, fino alla ricomposizione degli equilibri

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Gli Stati Uniti non saranno più il poliziotto del mondo, ha detto Trump, annunciando il ritiro delle truppe americane dal Medio Oriente. Putin gli ha fatto eco, con la denuncia del rischio nucleare, ed ha elogiato la decisione del ritiro. Nulla sarà mai più come prima, ma non da ora.

Il tempo delle scelte di politica estera per gli Stati Uniti, in effetti, era arrivato da tempo. Trump, dal suo insediamento nella Casa Bianca, non aveva cambiato i piani, ma solo le persone, consapevole che l’esecuzione dei piani, da parte di persone diverse da quelle originariamente incaricate, può già essere un cambiamento. Ma i Segretari di Stato non gli hanno dato soddisfazione, non si sono assunti la responsabilità di decidere che la globalizzazione, con tutto ciò che ha comportato in termini di guerra economica, richiedeva l’adeguamento dell’amministrazione americana, sia in casa, che fuori. Da qui, il vortice degli avvicendamenti, fino all’ultimo licenziamento, sempre in stile padronale, e l’annuncio del ritiro delle truppe.

 In realtà, Trump non ha deciso granché, si è adeguato ai cambiamenti in atto, per ridurre l’esposizione dell’economia americana agli strali cinesi, e non solo, e consolidare il patrimonio nazionale, nell’attesa della reazione. Non è cambiato, infatti, il concetto fondamentale di politica estera dell’equilibrio di potenza, nello spazio in cui le forze possono agire.

Nel 1648, la pace di Westfalia, ponendo fine alla guerra dei 30 anni, ha introdotto, nel diritto internazionale e nella politica, la sovranità nazionale, limitatamente allo spazio europeo, che, all’epoca, era il centro del mondo, capace di influenzare, con le scelte imperialistiche, i destini delle terre meno conosciute e meno civilizzate. Gli stati Uniti erano di là da venire. Il 900 ha segnato la svolta. Gli Stati Uniti hanno deciso di essere la prima potenza mondiale, avendo volontà e risorse, e lo sono diventati, con oneri e onori. La fine degli imperi di ogni tipo, insieme all’aviazione, alla televisione e, poi, alla comunicazione satellitare, ha generato nuove ambizioni nazionali e nuovi mostri. E Trump ha detto: per il momento fate voi, vediamo come ve la cavate.

Rispetto alla politica del gruppo di comando democratico, rappresentato finora dai Clinton, non c’è stata, da parte di Trump e del suo giro, per la verità molto variegato, la rinuncia a fare valere nel mondo la potenza americana. C’è stata una scelta tattica, per stanare gli altri protagonisti, per provocare l’espansione delle rispettive ambizioni, fino alla rottura degli equilibri. Fino all’esigenza della ricomposizione. Se sarà Trump, o il prossimo Presidente, a doversene occupare, è un altro conto.

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