Regno Unito a rischio di irrilevanza

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La Brexit è sempre più burrascosa. La May e Corbyn sono ai ferri corti, ma nessuno dei due ha, in realtà, una ricetta per il Paese, indebolito dalla crisi globale e dall’aumento della concorrenza nel settore prediletto: banche e finanza.

Gli inglesi cominciano a rendersi conto del pasticcio in cui li ha infilati Cameron, incredibilmente superficiale, per un politico di lungo corso, quale era (e non è più), destinato, in cuor suo, ai maggiori successi (ormai definitivamente archiviati). L’accordo siglato in sede europea pende a favore dell’Unione, che ha negoziato con la consapevolezza della posizione di vantaggio. Infatti, il No Deal, ventilato dalla May nel corso delle trattative, sarebbe peggio di un qualsiasi accordo formalizzato.

Per la prima volta, dopo tanti anni, il Regno Unito si trova in condizioni di difficoltà. E’ cessato il rapporto privilegiato con gli Stati Uniti, le frizioni con la Russia aumentano, l’ex impero non risponde più come dovrebbe o, almeno, come gli inglesi si sarebbero aspettati.

Anche all’interno del Paese la situazione si è inasprita. I dissapori (apparentemente sopiti) con l’Irlanda del Nord e anche con la Scozia sono sempre più evidenti. La May non gode ovviamente del prestigio delle donne che l’hanno preceduta nella guida del Paese, la Thatcher, prima di tutte, che si rivolgeva alla Commissione europea dell’epoca chiedendo la restituzione del contributo corrisposto (con il famoso grido: give my money back).

La May, in effetti, non è all’altezza della situazione (Corbyn l’ha insolentita, violando i canoni della gentlemanship inglese, dicendo di lei: stupid woman) e l’occasione della leadership, invece di essere una opportunità, si sta rivelando un boomerang. Insomma, il Regno Unito sembra a rischio di irrilevanza, e questo gli inglesi non lo perdonano a nessuno.

 

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