Putin, il risveglio dell’orso

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Dopo un lungo letargo l’orso russo si è svegliato e ha detto che così non va, che il trattato di non proliferazione delle armi atomiche è stato violato e che il rischio concreto di un attacco nucleare potrebbe comportare la distruzione della terra (e dell’umanità). Questo, in sostanza, ha detto Putin nel discorso di fine anno. Non ha attribuito dichiaratamente alcuna responsabilità agli Stati Uniti, ma ha parlato a nuora perché suocera intenda.

Stati Uniti e Russia non sono gli unici Stati dotati di armamento atomico, ma sono gli unici due in grado di distruggersi l’un l’altro. In realtà, Putin ha coinvolto nella dichiarazione (inaspettata) l’Europa, che certamente non è in grado di impegnare la Russia in un conflitto atomico (seppure ne avesse la volontà politica), e ha dato così l’impressione, se la traduzione è stata fedele, che l’Europa potrebbe fare le spese di un attacco atomico alla Russia. In pratica, a titolo di rappresaglia.

Più circostanziato è stato il riferimento al Giappone, che, nella prospettiva russa, non sarebbe armato soltanto per fare da scudo agli Stati Uniti, ma potrebbe provocare il conflitto o almeno rispondere al fuoco. Non è stato l’annuncio di una nuova guerra fredda. E’ stata, piuttosto, una presa d’atto, nella visione di Putin, che i conflitti a bassa intensità, non lontani dalla Russia, da cui gli Stati Uniti si sono disimpegnati o intendono disimpegnarsi, possono deflagrare. E che la Russia è pronta a rispondere.

Il famoso discorso di Churchill che denunciò la cortina di ferro, annunciando la guerra fredda, fu più drammatico della dichiarazione di Putin, ma certificò l’esistenza dei due blocchi. Se l’equilibrio non fosse stato violato, così come non è stato violato, i rispettivi spazi non sarebbero stati insidiati e i Paesi dei due blocchi sarebbero sopravvissuti. Ora il mondo è globale, interconnesso e confuso. Il terrorismo insidia le comunità, considerate avversarie, al loro interno. Le armi sono aumentate, non sono soltanto tradizionali o atomiche. La capacità di reazione richiede un addestramento non esclusivamente militare, perché l’attacco può essere graduato e diversificato. Come, in effetti, sta avvenendo, da anni, in Medio Oriente e zone limitrofe.

Putin, parlando di attacco atomico, ha affermato la statura protagonista della Russia, in ogni senso, e l’inizio di una nuova forma di deterrenza, che non si limiterà a controllare lo spazio contendibile, ma anche le modalità di occupazione dello spazio altrui, potenziale contendente.

Insomma, se la guerra è la prosecuzione della politica con altri mezzi, non sarebbe male che i politici dei Paesi più responsabili si armassero di capacità negoziale e di visione, piuttosto che di armi atomiche.

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