Politica estera, servono scelte chiare

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Non crediamo che Angelo Panebianco abbia letto il nostro articolo di due anni fa “Politica estera dei partiti, uno spazio politico da colmare”, prima di scrivere il suo dei giorni scorsi “Bocciati in politica estera, il silenzio dei partiti”. Altrimenti ne avrebbe scritto prima. Anche se la coincidenza di argomenti è singolare, con la differenza che noi abbiamo fatto una ricerca, abbiamo tentato (inutilmente) la interlocuzione, sul tema, con i maggiori partiti e abbiamo dato conto ai lettori dei documenti pubblicati dai partiti: del tutto inconsistenti.

Tuttavia, concordiamo con Panebianco che, a maggior ragione adesso, dato il clima tumultuoso del contesto internazionale, nella prospettiva di scelte decisive per le sorti dell’Italia, i partiti dovrebbero impegnarsi in cose serie (e non nelle puttanate, pardon, di cui si gratificano) e pronunciarsi sulla rispettiva linea, motivata da una analisi e da una scelta di ampio respiro, di tempo e di spazio. Invece no. E quindi concordiamo ancora con Panebianco, che “E’ possibile che dopo le elezioni si verifichino cambiamenti di rilievo nella collocazione internazionale dell’Italia”.

Se sarà così, gli elettori lo apprenderanno a cose fatte”. Il che vale a dire che le alleanze tradizionali potrebbero essere denunciate, per iniziativa italiana o di altri Paesi, e l’Italia si potrebbe trovare ancora di più sballottata nel mare magnum dei conflitti economici, finanziari e militari, priva di orientamento, in balia del più forte ed intraprendente. Come, peraltro, avviene da tempo. Nel clima di instabilità prodotto dall’inquinamento del sistema finanziario e dalla migrazione illegale. Bisogna costringere i partiti a dichiarare e determinare, con le modalità democratiche previste dalla Costituzione, le scelte di politica estera del Governo prossimo venturo. Non a subire, per inerzia, insipienza o complicità, le scelte e i soprusi di altri Paesi. E gli elettori dovranno tenerne conto al momento del voto.

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