Politica estera: call of duty per l’Italia


La lettura degli eventi politici in corso di svolgimento nel paese richiede la decifrazione della nomina di Draghi al posto di Conte e dell’affollamento dei partiti nel sostegno del governo.

Un sostegno, quello dei partiti espresso tramite la rappresentanza parlamentare e la partecipazione nel governo, che Draghi, nel discorso di investitura, ha considerato acquisito ed esente da alchimie politiche. Intendendo che le alchimie dovessero ritenersi superate dal senso del dovere e dall’amore per l’Italia.

Come sappiamo, soltanto Fratelli d’Italia si è sottratta all’abbraccio con gli altri partiti e con Draghi, al quale, tuttavia, ha promesso di non far mancare il sostegno, per il perseguimento del bene comune.

Questi primi mesi di governo sono stati caratterizzati dal contrasto al covid e dalle trattative con l’Unione Europea per i finanziamenti, destinati ad obiettivi prefigurati e concordati.

Meno evidente è stata l’azione di governo rispetto agli obiettivi di politica estera, improntati, nella dichiarazione di Draghi, agli ancoraggi storici dell’Italia con Europa e Stati Uniti, a favore del percorso che nel dopoguerra ha portato “benessere, sicurezza e prestigio internazionale”.

Meno evidente, perché la politica, in particolare la politica estera, è complessa e invisibile, caratterizzata dalla presenza di protagonisti diversi tra loro che, per la propria affermazione, prediligono lo scontro alla mediazione.

E’ il caso eclatante dei protagonisti che non esitano dinanzi al terrorismo per conquistare spazi politici. A cui, spesso, la storia ha dato ragione. Perché il terrorismo non si vince con l’esitazione e la trattativa.

Tornando a Draghi e alla politica estera, finora gli eventi internazionali non danno ragione alla politica del governo. Gli Stati Uniti non sanno che pesci prendere sia all’estero, che in casa loro, o almeno questa è l’impressione che danno al mondo.

La marcia egemonica della Cina non si è arrestata. Il malessere, per usare un eufemismo, in Asia e in Africa sta aumentando. L’Europa è seriamente infiltrata a vari livelli. Alcuni paesi sono alleati, di fatto, a stati canaglia e criminalità organizzata. Il rischio di irrilevanza è palese per L’Europa, così come per gli Stati Uniti, sia pure con tempi e modi diversi.

Posto che la politica estera dell’Italia non passa per i vaccini, quale è stata e quale sarà, concretamente, la politica estera del governo, al di là dei buoni propositi e delle premesse rassicuranti?

La risposta al quesito non può che venire da Palazzo Chigi, e non certo dal Ministero degli Affari Esteri, che ha abdicato a tante iniziative dovute, in buona compagnia, peraltro, con quei soggetti della politica estera che Sabino Cassese chiama “comunità epistemiche”. Non facciamo nomi al momento, ma, se sarà necessario, per il bene comune, ricorreremo all’appello nominativo. 

Conversazioni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*