Plasticità della foto di Putin e Poroshenko


La foto dell’incontro di Milano tra Putin e Poroshenko, pubblicata da molti giornali in prima pagina, è un modello di sintesi di informazione politica e merita di essere commentata. Intorno al tavolo siedono, oltre a Putin e Poroshenko, ripresi in primo piano, indiscutibilmente i due protagonisti, ed ai vari interpreti e “osservatori” richiesti dalle esigenze di formalità del summit, Hollande e Merkel, di spalle.

Poroshenko, di corporatura massiccia, da lottatore, si esprime con forza e agita il dito indice verso Putin. Può essere inteso come un gesto di minaccia. E infatti Putin così lo percepisce e reagisce utilizzando a sua volta il dito, ma poggiandolo sul tavolo. Il gesto è più prudente, comprende ma non raccoglie la sfida, o almeno non nella circostanza, che richiede il ricorso alla forza tranquilla. E’ un atteggiamento composto ma ugualmente teatrale, entrambi i presidenti sono consapevoli della scena in cui si svolge l’incontro e si contendono l’effetto scenografico dell’intervento.

I comprimari dell’incontro si scelgono un ruolo defilato, a dir poco. Hollande osserva timidamente Putin. Non sa cosa stia a fare, vorrebbe trovarsi altrove. Merkel è la donna senza volto, epigona della guerra fredda, perché la sua cultura politica è stata forgiata nella Germania dell’est, rappresentante di interessi dichiarati e dissimulati, enigmatica e pericolosa quanto la linea politica che, insieme ai consiglieri ugualmente invisibili, ha scelto per il suo paese.

Complimenti al fotografo ed ai giornali che hanno colto l’impatto informativo della foto.

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