Petrolio, guerra dei prezzi tra Russia e Arabia Saudita

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In epoca di pandemia da coronavirus la guerra del petrolio tra Russia e Arabia Saudita rischia di passare sotto silenzio. Immeritatamente. Perché, in effetti, la competizione non si limita al petrolio e non riguarda soltanto Russia e Arabia Saudita. Gli Stati Uniti non sono semplici spettatori. Sono alleati dell’Arabia Saudita, fino a revisione unilaterale della politica medio – orientale (sempre possibile, come è nella tradizione americana), e quindi sono avversari dei suoi avversari. Nei confronti della Russia, poi, gli Stati Uniti non hanno mai smesso di coltivare il sospetto che l’ambizione imperialistica dell’Orso non sia del tutto sopita. Non a torto. La Russia si è imbarcata nel conflitto siriano senza una vera ragione, se non quella di essere presente, di uscire dall’isolamento in cui fattori endogeni ed esogeni, tra cui la crescita della Cina, l’hanno sospinta, dalla caduta del Muro di Berlino e dall’inaugurazione dell’era globale. Quindi, il prezzo del barile di petrolio diminuisce per varie ragioni. In Italia, però, non ce ne accorgiamo, perché il prezzo alla pompa, per il consumatore, è stazionario o cresce. Il monopolista di Stato ha gioco facile a sostenere che la sua politica è la stabilità dei prezzi, tanto nessuno la contraddice. Il consumatore italiano è stato sempre maltrattato. Ha pagato prezzi esorbitanti per la linea telefonica, quando la società dei telefoni finanziava la politica. Da sempre paga prezzi assurdi per la benzina e derivati. Ci fu un politico, tanti anni fa, che fece una campagna per il litro di benzina a 100 lire: non ebbe vita facile e scomparve presto dalla scena, in seguito ad insurrezioni di piazza dovuti a tutt’altri motivi (apparentemente). Nel frattempo, i verdi, o quel che oggi sono, si muovono per bloccare il gas e ridurre l’efficienza dell’industria nazionale, o quel poco che ne è rimasta. La guerra per procura, che al momento riguarda il settore energetico tradizionale e i due Stati direttamente interessati, è destinato a lievitare e ad influenzare prezzi e politica interna degli Stati meno protagonisti sulla scena mondiale, tra cui l’Italia.

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