Perché l’Europa non sia condannata all’irrilevanza


La questione afghana non si può liquidare come un “semplice” errore di valutazione degli Stati Uniti, tattico o strategico. Perché il disimpegno americano in Afghanistan (che alcuni osservatori considerano una vera e propria debacle politica e militare), annunciato e programmato da tempo, sia pure eseguito maldestramente, si inserisce nella rinuncia de facto allo svolgimento del ruolo di primo protagonista sulla scena mondiale.

E’ un ritorno alla dottrina Monroe, rivista e corretta nei decenni successivi da varie amministrazioni a scopo egemonico di Centro e Sud America e integrata alla fine della prima guerra mondiale dal progetto della Società delle Nazioni, perseguito, tuttavia, con scarno successo ed archiviato alla fine della seconda guerra mondiale.

In effetti, in questi giorni stiamo assistendo al fallimento della politica internazionale multilaterale, della credibilità delle organizzazioni mondiali di ogni settore e alla prospettiva della fine della pace, così come è stata conosciuta e apprezzata dalle generazioni nate nel dopoguerra in Europa.

Se l’Europa non si vuole rassegnare al destino di terreno di conquista da parte dei nuovi barbari, che non disdegnano alleanze tattiche tra loro a spese della decadente civiltà neoclassica e cristiana.

Non è una sorpresa di questi giorni che l’assenza di una visione geopolitica europocentrica avrebbe comportato lo scempio dei diritti e il ritorno della sopraffazione, visto che Russia e Inghilterra si sono contese il controllo dell’Asia centrale già nell’800 e prima di loro Napoleone aveva avvertito della necessità di contenimento ad Est.

Non è il caso di parlare adesso degli errori di Churchill agli albori della seconda guerra mondiale per non rinfocolare malumori mai veramente sopiti. Notiamo soltanto che Tony Blair con le sue più recenti dichiarazioni ha smentito Churchill e sé stesso, con verve pari a quella adottata nel 2003 per destabilizzare il Vicino e Medio Oriente inventato negli accordi di Yalta.

L’analisi della situazione è, però, necessaria, per decidere dove deve andare l’Europa, con quali risorse, prospettive e leadership. Per sottrarla al destino dell’irrilevanza. Noi non mancheremo di dare il nostro contributo.        

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