Myanmar, Kyal Sin come Ian Palach


Una ragazza di 19 anni Kyal Sin, che ha preferito la morte alla privazione della libertà. Uccisa durante gli scontri di piazza con una pallottola in testa, un colpo da cecchino.

Nota come Angel, era diventata un simbolo per la Birmania, oggi Myanmar. E spesso i simboli nei regimi scompaiono o fanno una brutta fine.

Anche Ian Palach, nel 1969, si immolò nella piazza principale di Praga, quella volta contro i carrarmati sovietici che avevano invaso la città per contrastare la “primavera di Praga” inaugurata da Dubcek, segretario del partito comunista, ma cecoslovacco.

Perché la Birmania ha una storia così travagliata? Apparentemente è un paese marginale nel contesto asiatico. In realtà è uno stato-cuscinetto tra India e Cina e il controllo del territorio da parte di un interlocutore unico, come può essere soltanto un regime militare, è il presupposto per farsi valere, per negoziare, a discapito beninteso della libertà della popolazione. Un presupposto destinato comunque a influenzare gli equilibri di forze nello scacchiere del Pacifico.

Gli Stati Uniti hanno interesse a seguire gli eventi in funzione di contrasto dell’espansione cinese, che proprio nel giardino di casa, come può essere considerata la penisola indocinese, non gradisce forme di opposizione non controllata.

La Birmania non è una vera e propria polveriera perché l’equilibrio interno alla penisola è prodotto dall’interazione dei paesi che la compongono, tra cui Tailandia, Laos, Cambogia e Vietnam. Ma l’estrema povertà di quei paesi, salvo il Vietnam, non è certo un incentivo alla pace. Sul cui altare saranno immolate altre vittime innocenti.

Conversazioni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*