Missioni militari ed aziende italiane nel MENA. Le attività internazionali che resistono durante la pandemia da coronavirus.


Sono una trentina le missioni militari italiane nel mondo (la maggior parte nell’area MENA) che vedono impiegati oltre 7.000 appartenenti alle forze armate italiane, uomini e donne che – va ricordato – stanno affrontando la pandemia lontano dalle loro famiglie ed in ambienti ostili ma strategici per il “Sistema Paese”, dove lo Stato e le imprese private portano avanti investimenti a medio e lungo termine.

Tra i vari scenari vi è il Libano (UNIFIL), che con l’incremento della presenza della Francia (la quale ha siglato con Beirut una lettera di intenti per l’acquisto di materiale bellico volto alla blindatura dei giacimenti di gas, fondamentali per l’approvvigionamento italiano), ha fatto sì che l’Italia – presente sul territorio dagli anni ’80 – si trovi nuovamente coinvolta in uno scacchiere economico-geopolitico molto complesso, dal quale possono derivare dei possibili risvolti proficui grazie alla forte attività diplomatica nella zona.
Anche l’ex Ambasciatore italiano Marotti (l’attuale è l’Ambasciatrice N. Bombardiere) conferma che l’Italia è il paese europeo con il numero più alto di esportazioni in Libano (nel 2019 pari a 1 miliardo e mezzo di merci), mentre le attività di cooperazione scientifica, accademica e sanitaria continuano ad essere molto forti.

Sempre in Libano si deve segnalare anche quanto fatto dall’ex Primo Ministro Hariri poco prima di lasciare la carica lo scorso dicembre, il quale ha varato alcune misure dirette alla riduzione del deficit ed all’incremento dell’occupazione. Una manovra in linea con gli scopi perseguiti anche dalla missione UNIFIL presente sul territorio, il cui contingente è comandato dal Gen. Del Col.

Venendo all’attualità – ed alla luce dei recenti fatti pandemici – i canali mediatici e l’attenzione della massa si sono concentrati sul “giardino di casa nostra”, volgendo a tratti lo sguardo all’estero verso quei luoghi in cui le strategie italiane sono presenti e continuano a portare a termine i propri obiettivi. A esempio, in Iraq il nostro Paese è presente con la missione italiana (recentemente ridotta di 200 uomini) di addestramento delle forze locali. Tale missione, oramai, gioca anche un ruolo di garanzia e solidità per lo sviluppo delle nostre collaborazioni private con il paese mediorientale.

Conclusivamente, è doveroso menzionare l’importanza vitale per gli interessi dell’intero Sistema Paese rappresentata della presenza delle aziende italiane all’estero (parallela a quella delle Forze Armate).
Difatti la chiusura di una sede aziendale all’estero è una perdita non solo economica ma anche diplomatica, dal momento che in molti casi è preferibile incentivare gli sviluppi a doppio canale tra imprese italiane e quelle dei paesi che ospitano le missioni internazionali.

Quanto detto è esattamente ciò che accade nel contesto libanese dove – nonostante le avversità dell’attuale pandemia da COVID-19 gravanti sulla continuità gestionale (per le aziende) e diplomatica (per lo Stato) – Eni rappresenta un collegamento stabile tra Beirut e l’Italia, con un conseguente rafforzamento reputazionale per il nostro Pese e le nostre imprese in Medioriente.

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