Macron, da Napoleone a Cambronne


Questa volta Macron l’ha detta grossa, anzi grossier, come hanno subito detto i suoi avversari politici. Privo di programma elettorale credibile, dopo un mandato presidenziale vacillante e, a tratti, fallimentare, Macron vuole emmerder (smerdare) i no vax francesi, dimentico che anche i no vax votano. E in Francia non sono pochi. Più che in Italia.

Non avendo rievocato con la sua politica i fasti delle antiche presidenze di De Gaulle, Mitterand e di altri ex alunni dell’Ena, la prestigiosa scuola di pubblica amministrazione da lui avviata a chiusura, il modello di Macron è diventato Cambronne, che pronunciò la parola merd invece di arrendersi ai nemici. Errore grossolano, quello di Macron (Cambronne sapeva il fatto suo), non solo di stile.

Immaginiamo che Mattarella o Draghi, in conferenza stampa, ricorrano a parole volgari per esprimersi su fatti di cronaca politica. Dopo il primo momento di stupore, sarebbero additati al dileggio popolare. Quella, in Italia, è, al più, roba da grillini, oltre che da Grillo, che, infatti, non si è mai fatto scrupolo di usare termini decisamente non parlamentari (una volta si diceva così). Il rischio concreto è che la volgarità si ritorca contro l’inavvertito pubblico utilizzatore.

In sostanza, o Macron, o l’ascoltata consigliera e coniuge Brigitte, o qualche altro sbadato massmediologo di turno, hanno sbagliato a immaginare che i francesi assorbissero la parola e l’iniziativa senza reagire. Nelle piazze e nelle urne. Contro Macron. Che non è Napoleone, ma nemmeno Cambronne.

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