Macron allo sbando


La conferma di Macron è a rischio. Per la candidatura di Valérie Pécresse, vincitrice delle primarie dei repubblicani, presidente dell’Ile-de-France, la regione di Parigi.

Perché si tratta di una candidatura ben definita, per l’ordine democratico e repubblicano, conservatore, che De Gaulle sostenne negli anni 60 contro la sinistra rappresentata da Mitterand, che lo accusava di colpo di stato permanente (salvo, poi, impadronirsi del potere, quanto toccò a lui), e contro il sessantotto, che in Francia assunse dimensioni più inquietanti che altrove.

Oggi, la sinistra, in Francia, non è sostanzialmente rappresentata, dopo l’infelice presidenza di Hollande. La scomparsa dalla scena di Strauss Khan, assatanato, ma politico capace, ha penalizzato la Francia e il ceto medio francese. E’ tempo di rileggere in altra ottica la sua nota disavventura americana con la cameriera al piano che lo accusò di molestie.

Macron, per chi ricordi le circostanze della sua candidatura e della sua vittoria, è un presidente per caso, che non si può riproporre a sinistra, e a destra ha ben tre avversari, più credibili di lui nei rispettivi ambiti elettorali: oltre la Pécresse, l’eterna Marine Le Pen e il novello Eric Zemmour, ebreo berbero, che si disputa con la Le Pen i favori dell’elettorato più tradizionalista. Diciamo così.

Quindi, vita difficile per Macron. Ne dovrebbe tenere conto anche Draghi, sul versante italiano e in ambito europeo.

Il punto di domanda è se Macron sia in grado di tentare il salto della quaglia e riqualificarsi a sinistra. Lui lo farebbe. Come (quasi) tutti i politici, è senza vergogna. Ma il ricordo del maltrattamento subito dai gilet gialli è troppo recente. Così come il favoritismo amicale riservato all’amico picchiatore che frequentava i cortei con il casco integrale e la protezione della polizia, mentre si divertiva a picchiare i dimostranti.

Insomma, Macron ha mostrato la corda in questi anni difficili di presidenza. Non è certamente Napoleone, ma nemmeno De Gaulle o qualsiasi altro presidente francese (fino a Sarkozy, che, per cecità politica e arroganza personale, ha toccato il fondo del barile), e non basteranno i consigli della moglie Brigitte, artefice della sua fortuna, a fargli riprendere quota.   

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