L’orso russo

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Non si conoscono i dettagli dell’incontro tra Putin e Merkel, a cui Hollande è stato invitato per fare numero, avendo ben poco da dire di suo, ma l’esito è davanti agli occhi del mondo. Il differimento tattico della decisione più urgente: guerra sì, guerra no. Nessuno vuole la guerra in Europa, tanto meno Putin e Merkel affogati dai problemi interni, eppure l’Ucraina rischia di diventare una proxy war nel cuore del vecchio continente, alla stregua dei feroci scontri tribali che dividono le artificiose comunità nazionali africane, tra gli Stati Uniti e il resto del mondo.

Che, malgrado l’affermazione di nuove potenze economiche in Sud America e nell’Estremo Oriente, continua a usare il tradizionale mappamondo che colloca l’Europa al centro degli interessi internazionali. Sergio Romano ha avvertito che l’esito della guerra fredda, certificato dalla caduta del muro di Berlino, prudentemente pilotato da Bush senior, ha devastato l’armata rossa, ma non l’anima russa, che tuttora ambisce a svolgere un ruolo politico internazionale, finora negato dal contenimento angloamericano.

L’orso russo è imbrigliato, si dibatte, è consapevole che una prova di forza non è consentita dalla logica militare, prima che dai rapporti diplomatici, e cerca una via di uscita a questo cul de sac in cui  è stato sospinto, per la verità non senza un certo preavviso.

Ma l’orgoglio dei tanti Limonov (dal nome dello scrittore e personaggio avventuroso, discusso protagonista del recente libro di Emmanuel Carrere), che – incoerentemente – fomentano il risveglio nazionalbolscevico, mentre reclamano maggiore libertà di espressione, non sfugge a Putin, consapevole che la sua leadership è affidata a equilibri interni precari. Sono in gioco gli assetti del nuovo ordine mondiale, destinato a emergere dal caos della belligeranza diffusa e strisciante.

E’ lecito confidare che a Kissinger, ebreo americano di origine tedesca, molto preparato in politica e in storia, cinico quel tanto che serve per sapere che si può vincere ma non stravincere, venga comunicato quanto prima il telefono dell’unione europea. Purchè, da questa parte, ci sia qualcuno che sappia rispondere.

 

 

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