Libertà di stampa in Israele


Haaretz è un autorevole quotidiano israeliano di orientamento democratico, non di rado assai critico nei confronti della politica governativa. Internazionale ne pubblica gli articoli in Italia.

Di recente, è uscito l’articolo di Gideon Levy “A Israele tutto è concesso”, che commenta l’omicidio dello scienziato iraniano commesso nei giorni scorsi a Teheran, senza lasciare spazio a equivoci sull’imputazione di responsabilità al programma israeliano delle “uccisioni mirate”.

L’articolo è circostanziato e merita di essere letto, anche se è bene precisare che l’attribuzione dell’omicidio non è stata finora confermata. Ed è immaginabile che non lo sarà mai sul piano giudiziario.

La versione di Levy è interessante per il coraggio, o l’incoscienza, con cui tratta l’argomento. Riferisce del tweet con cui un esperto israeliano di sicurezza sembra giustificare l’attentato: “quell’uomo (lo scienziato iraniano) gestiva tutti gli aspetti delle attività nucleari illegittime dell’Iran”. E si chiede paradossalmente se ci siano attività nucleari illegittime di Israele e se, in tal caso, il responsabile di tali attività meriti di essere ucciso.

La conclusione dell’articolo è molto amara. Noi abbiamo apprezzato l’articolo per il coraggio dell’autore, ma soprattutto per la libertà di cui gode la stampa in Israele. A dimostrazione della democrazia e della libertà di espressione effettivamente praticata sul campo, che distingue Israele da ogni altro paese dell’area e forse del mondo. Altri paesi dell’area rinchiudono in prigione i giornalisti per anni o gli chiudono la bocca per sempre, con o senza processo.

In Italia c’è libertà di stampa en principe, ma le disfunzioni di sistema, dai finanziamenti pubblici e privati distinti da una assoluta opacità alle campagne interessate, la pregiudicano, in danno di una effettiva informazione della comunità nazionale.    

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