Le ragioni della Corea del Nord


Diciamo subito che non crediamo nell’opzione militare. Da parte degli Stati Uniti, naturalmente, perché non crediamo che sia mai stata nelle corde di Kim Jong – un, malgrado le esibizioni muscolari. Però, qualcosa sta succedendo nello scacchiere asiatico. E non possiamo ridurre gli esperimenti nucleari nord-coreani a mera esibizione o a tentativo di intimidazione della potenza militare americana.

Non siamo a conoscenza di dati sensibili, ma non crediamo nemmeno che sia necessario conoscerli per decifrare gli avvenimenti e le linee di tendenza. Lo abbiamo già scritto. E le linee di tendenza nello scacchiere asiatico vedono la Cina in sofferenza, rispetto ai progetti di espansione, economica e finanziaria, prima che militare. Perché il territorio di influenza naturale comincia ad essere troppo stretto alla Cina, compressa tra Russia, che nulla vuole concederle, India, che qualcosa vorrebbe toglierle, e presenza americana, garantita, oltre che dalla Flotta in continua perlustrazione, dalla Corea del Sud e, soprattutto, dal Giappone e dall’isola di Guam.

Per questo la Cina ha iniziato, da tempo, ad espandersi in Africa e in Europa, con modalità diverse, ed ha progettato la Nuova Via della Seta, che avrà una concreta realizzazione di qui a qualche anno. E questa espansione programmata non è gradita né dagli Stati Uniti, né dalla Russia, che nell’Europa vede una alleata al momento necessaria. Ma i momenti della storia sono anni, o decenni, e gli Stati Uniti, in particolare, tendono a scoraggiare la ripresa politica della Russia, ex Unione Sovietica, storico avversario mondiale.

Fin dal primo dopoguerra, quando gli Stati Uniti hanno, in effetti, cominciato a concepire il progetto imperiale, che si è concretizzato nell’intervento bellico, a tempo, ma decisivo, nella Seconda Guerra Mondiale. In tutto questo la Corea del Nord può avere un ruolo? Nell’analisi di Kim Jong – un, che è un dittatore feroce, ma non pazzo, né stupido, evidentemente sì. Mediante la pressione di fatto, indiretta, esercitata sulla Cina, che non vuole avere un confine diretto con gli Stati Uniti (a seguito di espansione della Corea del Sud), e non può perdere né la faccia, né l’alleanza, e mediante l’esibizione sfrontata, ma, tutto sommato, cauta, nei confronti degli Stati Uniti. Per avere che cosa? Questo è il punto politico del dittatore. Che potrebbe essersi sentito in pericolo per ragioni a noi ignote e vuole garantirsi la sopravvivenza personale e politica con l’annunciata linea di sviluppo economico, oltre che militare, abdicando al credo del padre predecessore che devolveva tutte le risorse del Paese (modeste e dipendenti largamente dalla Cina) al settore militare.

Le “istanze” di Kim Jong – un, rivolte in primis alla Cina, per quello che abbiamo detto, sono, pertanto, due: derrate alimentari e acquisizione di progressiva indipendenza produttiva ed economica, ed evoluzione degli armamenti. L’una dipendente dall’altra, perché il popolo vuole mangiare di più e non sembra (pensando all’aurea regola romana del panem et circenses) che le occasioni di divertimento in Corea del Nord si sprechino. Questa, in poche parole, sembra la linea tattica della Corea del Nord. Dovrà stare attenta che la corda non si spezzi.

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