L’arresto di Maria Butina spia russa in America

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Ancora non si sa molto. Gli inquirenti sono riusciti a nascondere la notizia dell’arresto di Maria Butina, spia russa infiltrata in America, fino al riconoscimento di colpevolezza in tribunale.

Si può ritenere che l’attività di spionaggio e di influenza della politica americana, nei settori prescelti, in favore della Russia, non avesse prodotto ancora grandi frutti e sia stato possibile un accordo. A fronte del riconoscimento di colpevolezza e, presumibilmente, di una confessione integrale e attendibile, Maria Butina godrà di un breve soggiorno nelle galere americane e, poi, tornerà a proseguire l’attività in Russia o cambierà mestiere.

Le occasioni di scambio tra le agenzie di informazione statunitensi e russe di sicuro non mancano. Dalle notizie rese pubbliche, la spia sarebbe stata particolarmente impegnata nel settore delle armi private e, per questo, avrebbe frequentato gli ambienti della National Rifle Association, la potente lobby americana delle armi. Non si sa ancora con quali scopi e con quali modalità. Per promuovere occasioni di caos? Per favorire forme di distribuzione illecite? Per incontrare persone potenzialmente interessate in una vita avventurosa e ben pagata? Forse nulla di questo, o magari tutto.

E’ interessante notare, al momento, che le attività di intelligence sono più socializzate di un tempo, quando le spie puntavano al risultato grosso, infiltrandosi nei gangli delle amministrazioni per acquisire piani segreti di invasione, di resistenza o di armamento. Ora, grazie anche ai social media, che proliferano i messaggi, si è sviluppata una tendenza all’influenza diretta della popolazione “nemica”. Quindi, servono persone veramente normali, non solo apparentemente (come le spie specializzate e dormienti durante la guerra fredda), che non richiedono un grande investimento in preparazione e possono essere sacrificate senza perdite eccessive.

Mentre le agenzie americane denunciano da sempre le attività nemiche sul proprio territorio, avendo generato ideologie parossistiche come il maccartismo, anche – diciamolo – a scopo dimostrativo (e autopromozionale, per favorire le carriere e gli stanziamenti), per cui Maria Butina è un successo del controspionaggio, non emergono vicende parallele, antirusse, su territorio russo. Che, di sicuro, non mancheranno. E’, soltanto in parte, la dimostrazione delle capacità di Cia e altre agenzie impegnate sul campo (non poche, in America). E’ piuttosto la dimostrazione della diversa attitudine russa nei confronti del fenomeno spionistico.

La propaganda russa, e prima sovietica, non ha mai voluto ammettere la permeabilità dei propri servizi e, ora, della popolazione, esposta più che mai alla tentazione del benessere o della ricchezza improvvisa. Quel che è certo, però, è che la guerra di spie, nel mondo, non solo in America e in Russia, è più intensa che mai.  

 

 

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