LA TURCHIA VERSO L’INVASIONE. LE FORZE IN CAMPO NELLO SCACCHIERE SIRIANO

turchia-siria

Le minacce turche di un attacco nel nord della Siria sono già diventate realtà. Una serie di raid di artiglieria, infatti, si sono verificati nelle ultime ore contro le postazioni curde della Siria settentrionale. In particolare, lungo il confine turco, nella località di Ayn Issa e di Minnagh, a est e a ovest dell’Eufrate, così come era stato annunciato due giorni fa. A diffondere la notizia l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria.

La Turchia va avanti per la sua strada, dunque, inviando rifornimenti nell’area siriana, nonostante il parziale dietrofront del presidente Trump che, dopo aver annunciato il ritiro delle sue truppe, aveva aggiunto successivamente di non voler tollerare il superamento dei “limiti” da parte di Erdogan contro i curdi siriani, pena “grossi problemi per l’economia turca”.  Ma la risposta del vicepresidente non aveva lasciato dubbi: “la Turchia non è un paese che agisce sotto minaccia”. E, di fatto, così sta dimostrando.

La questione si muove su un terreno scivoloso anche per quanto riguarda le altre potenze in campo. A partire dall’Iran, principale alleato del presidente siriano al-Assad, che si è detto fermamente contrario all’operazione di Ankara per  mantenere l’integrità della Siria, al fine di sostenere la lotta al terrorismo.

L’Iran, d’altronde, non aveva mai visto di buon occhio l’espansione turca nel Nord del paese, neanche dopo il suo allineamento all’asse tra Erdogan e Valdimir Putin nel patto di Astana, sul futuro assetto della Siria. Un Putin, dal canto suo, sempre più in difficoltà nel suo gioco di equilibrio tra Siria e Turchia, che non si è voluto sbilanciare, facendo dichiarare al portavoce Peskov che Mosca “continua a seguire la situazione da vicino, e attende di capire se e quanti militari verranno chiamati dagli americani”.

Nel mezzo della scacchiera, i combattenti curdi, riunitisi nelle Forze democratiche curde, secondo i quali l’intervento della Turchia e il ritiro di Trump sarebbero un vero e proprio tradimento, al quale rispondere così come hanno risposto all’Isis, difendendosi. Proprio questa mattina, infatti, l’amministrazione curda ha indetto tre giorni di mobilitazione generale, contro il rischio di invasione turca. Nel comunicato, firmato dalla Federazione democratica della Siria del nord, si fa appello alla “resistenza civile”, con la richiesta, rivolta direttamente alla popolazione, di dirigersi verso il confine con la Turchia per “resistere in questo momento storico cruciale”.

Un vero e proprio campo minato, che rischia di far risprofondare la Siria in una guerra mai del tutto terminata, nella quale hanno già perso la vita più di mezzo milione di persone, provocando oltre 5 milioni di rifugiati.

 

Conversazioni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*