La nuova via della seta

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La Cina è vicina” è un film di Marco Bellocchio del 1967, di cui nessuno ricorda la trama, mentre il titolo è rimasto nel linguaggio corrente. Ora, con la nuova via della seta, la Cina è sempre più vicina. In Europa, in Africa e in Asia.

Il piano di conquista è iniziato almeno 30 anni fa, ma è venuto alla luce relativamente da poco. Ha richiesto soldi e pazienza, ma si è affermato, ed è una realtà con cui gli altri protagonisti mondiali devono fare i conti. Soprattutto gli Stati Uniti, che temono di perdere importanti zone di influenza, a favore del gigante asiatico, nel Pacifico e nel Mediterraneo.

Bisogna dire che i cinesi sono stati bravi e le amministrazioni americane, che si sono succedute nel tempo, improvvide. Hanno guardato il dito, invece della luna. Ora, un nuovo equilibrio non sarà facile da raggiungere, per gli Stati Uniti e i loro alleati tradizionali, tra cui l’Italia, combattuti tra le diverse ragioni dell’amicizia, della lealtà e dell’economia, teoricamente non confliggenti, ma concretamente sì.

La Cina ha investito in Africa, qualcuno dice ricorrendo a metodi non sempre ortodossi, ma il suo vero obiettivo è l’Europa, nano politico ed ex gigante economico, ancora ricco di beni da smaltire o impiegare. Non solo per quello che può offrire, anche per quello che può essere sottratto agli Stati Uniti, che in Europa non godono più di buona fama come un tempo.

Incrinata la special relationship con la Gran Bretagna, smessi gli investimenti, ridotta anche la presenza militare, gli Stati Uniti hanno fatto ricorso al nuovo disordine mondiale, il caos, non potendo più governare il sistema complesso di un’Europa che si fronteggia con il Vicino e il Medio Oriente in ebollizione e l’Africa subsahariana non più contenuta dal Nord Africa, fortemente indebolito dalle cosiddette primavere arabe.

Ragionando a tavolino, sulla base della force de frappe e delle risorse a disposizione, la Cina appare vincente, nel confronto con gli Stati Uniti. Mentre la Russia, defilata, impegnata nella cyber war e nello spionaggio, ma, tutto sommato, prudente, attende gli eventi, per dare la zampata dell’orso.

Il governo italiano non è più appiattito come un tempo sulle richieste americane, quando l’imprimatur su numerose cariche pubbliche veniva da oltre oceano, ma sa di non potersi defilare come se niente fosse. Perché la politica è in grado di sviluppare trame di vario genere, e il mantenimento degli equilibri è necessario, da parte di tutti i Paesi, grandi e piccoli. E l’equilibrio quasi mai è una linea retta. Come abbiamo già avuto modo di dire.

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