La gaffe delle Nazioni Unite

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Le Nazioni Unite, deliberando sullo stato dei campi profughi in Libia, hanno parlato di Europa, ma in effetti hanno puntato il dito contro l’Italia, responsabile (nell’ottica dell’Organizzazione) dell’accordo che ha drasticamente limitato il flusso di immigrazione. Il giudizio è inopportuno sotto il profilo diplomatico e inconsistente dal punto di vista politico. Non è la prima volta che accade. Ma l’accusa questa volta è gratuita, oltre che inopportuna, perché le Nazioni Unite non hanno assunto sul campo le iniziative che avrebbero potuto e dovuto assumere, rifugiandosi dietro alla critica delle scelte italiane (necessitate dalle circostanze). Tra l’altro, i campi profughi potrebbero essere facilmente e prontamente smontati.

Qualcuno ha ricordato che le Nazioni Unite nel 2011, in occasione del conflitto libico, organizzarono un massiccio ponte aereo per accompagnare nei rispettivi paesi oltre un milione di lavoratori impiegati in Libia. Il ponte aereo funzionò perfettamente e in poche settimane (non mesi) l’emergenza venne risolta. L’occupazione dei campi profughi adesso è calcolata in circa 120 mila unità. Circa il 10 per cento dell’emergenza di allora. E’ evidente che l’obiettivo delle Nazioni Unite questa volta non si limita alla soluzione dell’emergenza dei diritti umani (che deve essere affrontata e risolta, ma non solo dall’Italia, visto che il problema è epocale). Non entriamo, al momento, in argomenti dietrologici o, peggio, complottisti. Ma non bisogna essere grandi statisti per capire che l’Africa sub sahariana (oltre un miliardo di persone) non può essere trasferita in Italia e nemmeno in Europa. Quindi altri sono i rimedi. Che devono essere decisi e attuati quanto prima. E non solo nei campi profughi della Libia. L’esperienza degli interventi finanziari delle varie cooperazioni si è dimostrato fallimentare. E’ servito ad arricchire dittatori spietati e, non di rado, imprenditori senza scrupoli. E’ giusto che le Nazioni Unite siano allarmate e vogliano girare pagine. Adottando, però, le misure richieste a fini di intervento strutturale. E che non sia peggiore del male.

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