Intesa siglata per la formazione in Italia dei piloti militari giapponesi


Lo sviluppo e l’ammodernamento delle capacità militari, di difesa, resilienza e guerra moderna continua incessantemente in Giappone, che ha anche aumentato la spesa militare per far fronte alla minaccia cinese e della Nord Corea.

Sulla scorta di quanto già evidenziato qualche settimana fa (Giappone e Corea del Sud una leadership necessaria), circa la centralità asiatica che ricopre il Paese del Sol Levante per tutto l’Occidente, torniamo sull’argomento con due notizie interessanti per l’Italia e per i malumori cinesi.

Proprio in questi giorni si stanno concludendo davanti alle coste della Cina le esercitazioni della Settima Flotta dello US Navy in coordinamento con la flotta e l’aviazione giapponese. L’esercitazione (che appare molto di più un “mostrare i muscoli”) è stata avviata non a caso proprio al termine dell’esercitazione antisommergibile sino-russa svoltasi con un passaggio congiunto attraverso lo stretto di Tsugaru nell’arcipelago giapponese lo scorso ottobre, provocando forti tensioni a Tokyo e Washington.

Il secondo evento, invece, riguarda non solo il Giappone, ma anche l’Italia. Infatti, è appena stato siglato un accordo – molto strategico per la multilateralità tra i due Paesi – grazie al quale i piloti nipponici verranno addestrati in Italia.

Inizialmente faranno tappa presso la base aerea di Galatina (Puglia), per poi trasferire il programma alla base di Decimomannu in Sardegna, dove si punterà ad addestrare in un primo momento 40 piloti per poi raddoppiare ad 80 nel corso del 2022-2023 il numero di “diplomati” giapponesi. Proprio in Sardegna i piloti avranno a disposizione circa 20 jet addestratori T346A prodotti da Leonardo ed i sofisticati simulatori Cae full mission e Part Task Trainers.

La scelta è ricaduta sull’Italia per molte ragioni. Innanzitutto, gli ottimi rapporti ormai secolari tra i due Stati e l’utilizzo di alcuni aerei in dotazione presso entrambe le aeronautiche come il nuovo F-35 ed il KC-767 (aereo cargo e per il rifornimento in volo) e, poi, per la riconosciuta ed elevata competenza dei nostri centri di formazione militare.

Centri formativi che sono stati scelti anche da altre nazioni tant’è che i giapponesi non saranno soli, ma dovranno dividere parte del percorso con i futuri piloti provenienti dalla Germania (Luftwaffe) e del Qatar, che stanno già svolgendo l’addestramento in “fase 4”, mentre i giapponesi inizieranno dalla “Fase 1”.

Questo dato è fondamentale per capire come il Giappone si stia lentamente affrancando dal controllo diretto degli Stati Uniti, aprendosi ad un’azione “multicanale” con altri partner NATO e storici implementando la sua capacità nella warfare moderna, con l’obbiettivo – ormai già avviato – di divenire l’attore principale nell’Estremo Oriente per il contrasto alla supremazia asiatica della Cina.

I benefici derivanti da questo sviluppo militare non saranno solo di sicurezza per Giappone ed Occidente, ma soprattutto economici, dal momento che così facendo il Paese del Sol Levante vedrà aumentare la propria leadership geo-economica, ridimensionando anche la Corea del Sud (legata indissolubilmente alle decisioni provenienti dagli USA).

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