In Olanda un Rutte di meno


Rutte, ormai ex premier olandese, non ha riscosso simpatie in Italia con la sua linea del “rigore”, sostenuta dalla Germania ante pandemia, e si è trovato a fare i conti con la giustizia olandese, a cui si sono rivolti i poveretti spogliati di modesti aiuti economici, spesso per motivi pretestuosi. E ha dovuto lasciare. Ha trovato il più puro che l’ha epurato (copyright Pietro Nenni).

E’ giovane, tenterà di risalire la china come segretario del partito, ma uno così non prende voti, al di fuori della cerchia degli amici più interessati. La regola vale per l’Olanda, come per l’Italia. E il successore di Angela Merkel alla guida del partito cristianodemocratico potrebbe non essere incline a sostenere la politica dei poteri forti europei che hanno appoggiato la linea di Rutte, a discapito dei ceti meno abbienti.

Non è una svolta della politica economica europea, ma potrebbe essere un segnale. Il banco di prova per l’Italia, per quanto possa sembrare strano, sarà la progettazione del Recovery Plan, infatti molto dibattuta e ancora a venire.     

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