Gli Stati Uniti possono recuperare terreno


Paolo Mieli sostiene di essere l’unico sostenitore del sistema elettorale maggioritario. Si guarda intorno e irride i fan di un tempo, dell’alternativa tra “qua o là”, tutti disciolti come neve al sole.

La frammentazione del Parlamento, i partitelli che cercano di sopravvivere alla soglia di sbarramento, sono, agli occhi dell’analista disincantato, la prova che la poltrona attira più dell’interesse nazionale. Che non vorrebbe mangiapane a tradimento, ma un paese rappresentato da una vera elite e saldamente guidato da un governo stabile, sulla base di una visione e di un programma ambizioso, ma realizzabile. Tutto il contrario delle esperienze italiane post caduta del Muro. Parliamo ormai di 30 anni.

I giovani e le persone mature non hanno vissuto che nella precarietà, politica, prima che economica, e votano male (il riferimento ai Cinque Stelle non è casuale) perché non conoscono la differenza. E quindi un vaffa equivale ad una visione di paese. Un’idiozia ad un programma. Il trasformismo a un ideale. Il “mi piace” tizio piuttosto che caio, echeggia i like. E passa cantando, da un governo rimediato ad un altro. Che, tanto, poi, dura più o meno 5 anni e il medio termine è superato, fino alla prossima tornata e alla propaganda più utile nel momento.

Negli ultimi 30 anni sono successe cose prevedibili, ma impreviste, soprattutto dagli Stati Uniti, che avevano gli strumenti per monitorare la Cina e gli effetti nocivi, per l’Occidente, della disgregazione dell’Europa.

L’influenza americana in Europa e in Italia, un tempo dominante, se non esclusiva al di qua della Cortina di Ferro, è stata mandata a pallino più da scelte sbagliate delle Amministrazioni Clinton, Bush e Obama, che dall’affermazione di altri protagonisti, ed è ora seriamente pregiudicata dalla presenza cinese diretta e indiretta. Cosa vale dire che la Germania è sensibile alle sirene cinesi, come fa Mike Pompeo, se non si prendono misure di contrasto. E le misure di contrasto dovrebbero essere prese in alleanza con i paesi amici.

Negli ultimi mesi l’atteggiamento italiano rispetto alla Cina è cambiato. Si è divaricato all’interno dei simpatizzanti, che dissimulano, però, opinioni e iniziative. Sarebbe questo il momento per gli Stati Uniti di riconquistare il terreno perduto in Europa e in Italia. Ma i sostenitori di un tempo della bandiera a stelle e strisce non ci sono più o non hanno lo stesso potere. E non si vede una strategia. Di certo un Bannon non fa primavera.

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