Gli italiani scoprono la Cina


La maggior parte delle materie prime con cui si producono i farmaci è controllata dalla Cina, che quindi fa grandi affari nei paesi occidentali.

Questo hanno “scoperto” i buyers delle case farmaceutiche, che, per anni, hanno fatto soldi a palate, grazie al Servizio Sanitario Nazionale, producendo blister e scatolette (per impacchettare e distribuire farmaci prodotti altrove). Ora che alcuni farmaci scarseggiano, le anatre lanciano l’allarme.

Intendiamoci, non è un fenomeno esclusivamente italiano. In minor misura vale anche per gli altri paesi europei e per gli Stati Uniti. Ma è un fenomeno emblematico di quello che è successo nel mondo negli ultimi 30 anni, e che riguarda anche gli altri settori delle materie prime. E, con queste, le prospettive di sviluppo o, meglio, di stagnazione dell’economia in Occidente.

La grande finanza ha speculato, comprando e vendendo a breve, di solito con soldi inesistenti: scommesse pure, che si vincono quando si controlla il mercato. Pura illegalità, difficile da provare e ancora più difficile da contestare in tribunale. Ma così è andata e continua ad andare.

I trader occidentali seguono i pesci grandi, e quindi spesso la Cina, in effetti contribuendo al successo dei mandarini di stato. E spogliando sistematicamente l’Occidente di opportunità e di manifattura.

La Cina ha egemonizzato il pianeta, o almeno sta sulla buona strada, aiutata dall’egoismo cieco degli speculatori e dei loro protettori. Si può reagire? Sì, ma soltanto se i paesi manifatturieri cambiano politica industriale. E, quindi, con il concorso di una politica ancora più cieca dell’industria.   

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