Germania unita ma non leader

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Il mondo libero ha festeggiato il trentennale della caduta del Muro e dell’unificazione della Germania che ne è seguita, malgrado varie riserve e qualche opposizione. Manifestarono riserve Mitterand e la Thatcher, tentò di opporsi una parte del personale politico della Germania orientale. Prevalsero Kohl e Gorbaciov, molto stimato in Occidente per la glasnost (trasparenza) e la perestroika (ricostruzione) e molto meno apprezzato in Unione Sovietica.

Mitterand pretese che il processo di unificazione monetaria venisse accelerato, per controllare meglio l’economia tedesca. E’ evidente che sbagliò o venne mal consigliato. La Thatcher di lì a poco sarebbe stata sostituita nella guida della Gran Bretagna e, quindi, influenzò poco il processo di unificazione. Che, oggi, è criticato sia dall’interno (curiosamente dagli ex tedeschi dell’Est, che si sentono sperequati, probabilmente a torto, rispetto agli ex tedeschi dell’Ovest), che dall’esterno (motivatamente dagli Stati Uniti e da vari Paesi europei), per le modalità, quanto meno approssimative, adottate, sia tecniche, che politiche.

A dimostrazione del fatto che l’unificazione di popoli e risorse non può conformarsi alle esigenze di un governo o di un partito. L’Unione Europea azzoppata di oggi è figlia anche di quell’unificazione, degli errori e delle ambizioni dei protagonisti della politica di allora.

Chi ne ha tratto un grande vantaggio personale è stata Angela Merkel, che, nella Germania orientale, avrebbe dovuto fare i conti con la Stasi e non avrebbe avuto il successo personale che le viene attribuito nel mondo da oltre 15 anni.

Il vero artefice dell’unificazione è stato Kohl, un gigante della politica, inventore della Merkel, che non gliene è stata molto grata. Anche la Germania sembra meno grata a Kohl, che nei confronti di altri politici di pari grandezza del passato o di minor spessore di oggi.

I prossimi anni saranno decisivi per l’Unione Europea e per il ruolo dei Paesi fondatori. Christine Lagarde, appena insediata alla guida della Bce, al posto di Draghi, ha grandi responsabilità e qualche mentore di troppo, avendo presieduto il Fmi fino a pochi mesi fa ed essendo stata ministro francese con Sarkozy. Ricordiamo che Andreotti diceva di amare così tanto la Germania, da volerne due. Non eravamo e non siamo d’accordo.

Ma, di certo, la Germania dovrebbe capire che il suo ruolo in Europa non può essere di guida. Al suo interno allignano varie anime e l’opposizione esterna da Ovest e da Est è decisamente significativa.

 

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