Fumo di Londra sul caso Regeni


Il caso Regeni continua a occupare periodicamente le pagine dei giornali. Ad un certo punto, sembra che stia per accadere qualcosa di decisivo sul fronte delle indagini. Poi tutto rientra.

Sono passati 5 anni dal fatto e principio di realtà vuole che, dopo tutto questo tempo, dopo le burrasche diplomatiche e le collaborazioni di facciata tra le autorità italiane ed egiziane, il caso sia destinato a rimanere irrisolto sotto il profilo giudiziario.

Mentre si è capito bene che il povero Regeni è incappato in qualcosa che era impreparato ad affrontare. Inconsapevole del ruolo informativo effettivamente svolto, o quanto meno considerato tale dai servizi segreti egiziani, nell’ambito dell’attività di ricerca sul campo per l’università inglese committente, Regeni è stato prelevato e torturato perché parlasse, perché rivelasse informazioni, che in effetti non aveva e non era in grado di fornire. I boia non l’hanno capito e poi è stato troppo tardi.

Non sappiamo se gli investigatori italiani abbiano coltivato la pista inglese e con quali esiti. Il silenzio che avvolge quel lato del caso ci sembra però eloquente. Così come sono eloquenti le modalità di azione di servizi di intelligence spregiudicati. Senza sconti ovviamente per gli assassini locali.   

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