Francia sotto scacco


Macron, questa volta, potrebbe abbandonare la linea dell’attesa nei confronti dell’Islam combattente, sostenuto da finanziamenti che inondano i mercati e perdono paternità.

Possiamo immaginare che, dietro le quinte delle dichiarazioni ufficiali, si muovano intelligence e diplomazie, per trattare e, se serve, per ritorcere. Ma la guerra non si vince soltanto con la tattica. Serve una strategia. E Macron non può pensare soltanto al proprio mandato. Deve pensare e decidere per la Francia e l’Europa, che ha bisogno della Francia e di un’intesa rinnovata tra paesi fondatori.

 Senza trascurare il rapporto ineliminabile con la Gran Bretagna. Sembra che anche Johnson l’abbia capito. Ha licenziato il suo Rasputin e si propone a Bruxelles con un volto nuovo. Macron e gli altri leader europei, Commissione compresa, dovranno sorvegliare, piuttosto, che i siluri vaganti contro il Soft Deal non partano dall’Unione.

Oggi, più che mai, sono necessarie in Europa una visione e una strategia. Macron è affascinato da Napoleone, che diceva “on s’engage et puis on voit”, più o meno riprendendo il veni vidi vici di Giulio Cesare. Ma non si deve fare ingannare. Sia Napoleone che Giulio Cesare sapevano bene quello che volevano e che potevano concretamente realizzare, con i mezzi a disposizione. Come hanno fatto.

I nemici della Francia e dell’Europa, oggi, sono meno visibili e più insidiosi. Le armi si sono evolute, ben oltre quelle tradizionali, che, all’occorrenza, continuano a contare. Macron e l’Europa si confrontano con l’Islam armato, che deve essere fronteggiato, ma non mancano altri contendenti. E la Francia, isolata, anche per propria decisione, nulla può contro di loro.

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