Fine dell’Alleanza Atlantica prima maniera


L’Alleanza Atlantica è finita? Caratterizzata dal principio della difesa collettiva tra Paesi aderenti, istituita nel 1949 in piena Guerra Fredda, sostanzialmente in funzione antisovietica, è stata attivata dagli Stati Uniti dopo l’attacco alle Torri Gemelle, nel 2001. Non è stata, invece, attivata nei Paesi europei che, pure, hanno subìto ricorrenti e gravi attentati terroristici.

Due pesi e due misure? La domanda è legittima. Non è (non dovrebbe essere) il numero delle vittime che qualifica l’evento, come bellico o “semplicemente” terroristico. Tanto più, che alcuni conflitti si sostanziano in attività terroristica. Parimenti legittima, nel 2019, 70 anni dopo, è la riflessione se l’Alleanza sia adatta alle emergenze della nuova era o debba essere rinegoziata.

Di certo, i conflitti bellici ci sono, ma hanno cambiato forma. E alcuni Paesi aderenti, come adesso la Turchia, assumono iniziative teoricamente confliggenti con lo spirito dell’Alleanza, difensiva, istituita – questo è il punto – a tutela di un assetto, di un Ordine Mondiale, superato dagli eventi e denunciato, nei fatti, perfino dagli Stati Uniti. Ex nemici sono entrati a farne parte, i Paesi ex satelliti dell’Unione Sovietica, tra cui l’ex Germania Orientale, se possibile ancora più intransigente della stessa Russia negli ultimi tempi dell’impero.

Le guerre, anche a scopo difensivo, si svolgono, in prevenzione, su territori teoricamente sottratti al principio della difesa congiunta. Quindi, urge una riforma del trattato, sulla base di una rinnovata visione del mondo globalizzato. Tenendo conto del fatto che, in effetti, il gruppo di comando di questa Unione Europea si è alleato economicamente con la Cina, che è il Paese principale avversario degli Stati Uniti. E che la guerra, oggi, è economica, digitale e finanziaria.

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