Exit strategy per Putin


Non abbiamo nessuna intenzione di consigliare Putin, che sbaglia già abbastanza di suo. Notiamo soltanto che l’errore drammatico per l’Ucraina e la stessa Russia, in cui è incorso, potrebbe essere stata una trappola fin dall’inizio, tesa dalla Cina sotto lo sguardo benevolo della Casa Bianca.

Abbiamo già scritto che l’Europa fa gola alla Cina e non è più considerata dagli Stati Uniti la priorità degli  impegni esteri. Non a scopo difensivo di certo (ricordiamo che Trump più volte richiamò l’Unione Europea all’aumento della spesa in mezzi d’arma, magari realizzati in America), ma nemmeno a scopo economico, perché, tutto sommato, l’Europa compete con gli Stati Uniti in tecnologia e si presta più, nella visione cinica dei grandi speculatori, ad essere sbocconcellata.

In Italia accade da tempo, nella disattenzione dei maggiori esponenti della politica e dell’economia. Francia e Germania, però, hanno dimostrato una resistenza imprevista alla guerra economica provocata dai fondi e dalle imprese multinazionali di origine americana.

Bisogna riconoscere che Macron, non particolarmente generoso nei confronti delle imprese italiane che vogliono fare affari con la Francia, ha dimostrato sul campo di essere meno scriteriato di Sarkozy. La Germania del dopo Merkel è ancora da decifrare, ma sembra che Scholz abbia capito che l’aria è cambiata negli ultimi anni e che l’industria dell’auto deve essere protetta contro gli attacchi fuori mercato che vengono da est e da ovest.

Per dire che la balcanizzazione economica e, magari, politica dell’Europa è nei desiderata della Cina, incoraggiata dai potentati economici e finanziari che dominano Wall Street e Palo Alto e consigliano Biden. I tempi dei quali, però, non collimano con la strategia di Xi Jinping, educato dal taoismo e, ancora di più, dal generale Sun Tzu a non farsi dettare l’agenda dagli alleati tattici.

Quindi, bene per entrambi i due maggiori protagonisti della scena mondiale che l’Europa mostri la corda, ma in modi e tempi diversi. Putin si è decisamente intestardito nella campagna contro l’Ucraina, più di quanto la Cina possa accettare e gli Stati Uniti possano consentire. I

l game è diventato un gamble, che deve essere risolto prima che diventi un buco nero. Per tutti. Per questo è necessaria una exit strategy per Putin, che, avendo capito l’errore, cerca di ritorcere gli effetti anche contro i consiglieri fraudolenti.   

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