Establishment americano alleato della Cina


E’ guerra fredda tra Stati Uniti e Cina, ma gli americani che contano nel business sono alleati della Cina. Senza rischiare accuse di alto tradimento.

Lo dice Federico Rampini, noto giornalista italiano, un tempo ancorato alla sinistra massimalista, poi passato a Repubblica, cittadino americano da qualche anno, nel libro “Fermare Pechino”, nel capitolo sui Trenta Tiranni (i businessmen a stelle e strisce alleati della Cina).

Uno spaccato economico e sociale, ma anche un atto d’accusa, che, un tempo, negli Stati Uniti, avrebbe provocato reazioni pubbliche e processi a catena per spionaggio e alto tradimento.

Pensiamo soltanto al maccartismo, fenomeno sociale e politico ispirato negli anni 50 dal senatore McCarthy, acerrimo nemico del comunismo e dell’Unione Sovietica. Il contrasto delle attività socialiste (il comunismo era bandito in America) fu severo, fin troppo, e molta gente perse il lavoro e venne emarginata con l’accusa, allora infamante, di svolgere attività di intelligence a favore dell’Unione Sovietica.

Non è noto, in realtà, che negli Stati Uniti il fenomeno si sia, allora, radicato. Mentre è noto che in Inghilterra i Cambridge boys abbiano scalato il ministero degli esteri e i servizi di intelligence in nome dell’ideologia comunista.

Gli americani, meno sprovveduti di quanto si potesse pensare rispetto alla conoscenza dell’Europa di allora e alle esigenze di controllo delle attività di intelligence nel mondo, rifiutarono una collaborazione strutturale con i servizi inglesi e si organizzarono da soli. Fin troppo bene, come sappiamo. Interferendo talvolta, nemmeno tanto segretamente, con le attività interne dei paesi alleati (e controllati).

L’impegno di deterrenza, però, nel tempo è cambiato e da Clinton in poi la politica estera americana è cambiata. Gli analisti dicono, per giustificare le falle del mondo globale e la defaillance americana rispetto a tante iniziative antioccidentali in Europa, in Asia e in Africa, che l’economia pubblica americana è allo stremo e che l’impegno di custode della democrazia nel mondo, assolto egregiamente dagli Stati Uniti dalla fine della guerra agli anni 90, non è più possibile. In base ad alcuni indici non è esattamente così.

Ma, soprattutto, è evidente il travaso delle risorse finanziarie ed economiche dal pubblico al privato, dal Tesoro a quei Trenta Tiranni, che hanno patrimoni miliardari in proprio e molti di più impegnati nelle attività e che si sono dati perfino ai lanci spaziali.

Perché questi signori si siano alleati con la Cina è spiegato da Rampini nel libro con riferimento alle attività di impresa e quindi agli affari in corso tra loro e la Cina. A noi appare una spiegazione semplicistica e ci auguriamo che Rampini, osservatore bene informato sul fenomeno inquietante (per l’occidente in genere, non per la Cina), abbia tempo e voglia di approfondire.     

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