ELEZIONI IN ISRAELE: VINCE LA COALIZIONE DI NETANYAHU, AD UN PASSO DAL QUINTO MANDATO

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Solo poche migliaia di voti separano i due principali contendenti alla guida della nazione. Eppure il popolo israeliano si è svegliato questa mattina con una certezza: Netanyahu, o ‘King Bibi’ come lo chiamano i suoi sostenitori, è ancora, di fatto, il re del Paese.

Con uno spoglio prossimo alla fine ed un’affluenza del 67,8%, il suo partito, il Likud, ha ottenuto il 26,3% dei voti, aggiudicandosi 35 seggi. Lo stesso numero del suo avversario, l’ex generale Gantz, il cui partito ‘Blu e Bianco’ si attesta intorno al 25,9%. Quello che fa la differenza, però, sono le coalizioni di governo. Netanyahu è l’unico che ha i numeri per raggiungere una maggioranza ed arrivare a 65 seggi – su 120 totali del Parlamento – contro i 56 attribuiti alla coalizione di Gantz.

Con ogni probabilità, dunque, il presidente Reuven Rivlin, con un procedimento simile a quello che avviene in Italia, darà al premier uscente l’incarico esplorativo, incoronando Netanyahu, alla guida del suo quinto mandato. A ben guardare, è verosimile che il nuovo governo somigli a quello appena uscito, grazie al supporto che i partiti nazionalisti di centrodestra, a partire da quelli religiosi Shas e Torah unita, con 8 seggi l’uno, hanno già promesso al Likud.

La vittoria di ‘Bibi’ Netanyahu arriva in un momento particolare della sua vita. Su di lui pendono, infatti, ben 3 indagini della magistratura per corruzione e frode. La prima, la più chiacchierata, lo accusa di aver ricevuto regali per un valore di circa 280mila dollari da parte di amici milionari in cambio di favori politici. Ma più gravi ancora le altre due inchieste: una per scambio di favori con l’editore del quotidiano Yediot Ahronot, e l’altra, la più seria, per aver varato regolamenti vantaggiosi alla compagnia di telecomunicazioni Bezeq, in cambio di una copertura vantaggiosa su un sito internet.

Nonostante gli scandali, però, Netanyahu si conferma il capo politico che meglio rappresenta lo stato d’animo del suo paese. Israele, pur in guerra da tempo, non è ancora pronta alla pace, ma cerca la supremazia. D’altronde, in questa campagna elettorale, del conflitto palestinese Netanyahu ha parlato ben poco, se non per ottenere voti grazie alla promessa di espansione in Cisgiordania. E per Israele, ancora alla ricerca di una propria identità nazionale, avere un leader come ‘King Bibi’ è il miglior modo per trovarla.

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