Due Americhe, un mondo conteso


Ci sono due Americhe. E’ stata una recente copertina di Internazionale e lo scrive nel suo libro sul futuro degli Stati Uniti Barack Obama, presentato anche in Italia.

Dice Obama: “La nostra democrazia sembra sull’orlo di una  crisi che affonda le sue radici nel conflitto fondamentale tra due visioni opposte di ciò che l’America è e di ciò che dovrebbe essere … un’analisi del passato dell’America e uno sguardo anche superficiale ai titoli dei giornali mostrano come gli ideali di questa nazione siano sempre stati secondari rispetto alla conquista e alla sottomissione, a un sistema di caste razziali e al capitalismo rapace, e che fingere che non sia così significa rendersi complici in una partita truccata fin dall’inizio”. 

Se lo dice Obama, che è stato presidente degli Stati Uniti per due mandati e ha proseguito, acriticamente e antistoricamente, la politica dell’amministrazione Clinton (non particolarmente felice nel Mediterraneo), ci si può credere. Che, in effetti, esistono due Americhe, teoricamente incompatibili tra loro, una delle quali coltiva un sistema castale e il capitalismo rapace.

Quello che Obama non dice riguarda l’altra America, quali valori rappresenti e come li persegua nella realtà quotidiana. Quale sia l’America dei Democratici e quale quella dei Repubblicani. Quella buona e quella cattiva, nel suo giudizio. Anche se possiamo immaginare la sua visione settoriale e la sua politica, visto che Obama è democratico.

Il giudizio dell’osservatore esterno è più vasto, meno influenzato dagli eventi interni degli Stati Uniti, attratto, piuttosto, dalle prospettive geopolitiche. Dal crollo del mercato del petrolio, dall’offerta al miglior offerente di partecipazioni azionarie un tempo considerate strategiche, dalle disfunzioni dei fondi sovrani, a cui le amministrazioni attingono a piene mani contro le regole che esse stesse si sono date.

Lo scenario geopolitico globale è disordinato e complesso. Le azioni dei protagonisti, sia maggiori che minori, non sono lineari e non rispondono agli stessi valori. L’attenzione si è apparentemente spostata nel Pacifico meridionale, in cui sia la Cina, sia gli Stati Uniti direttamente e tramite il Giappone stanno tessendo nuove, inedite alleanze, per espandersi, per egemonizzare.

Dicevamo che l’attenzione si è apparentemente spostata nel Pacifico, perché in effetti gli eventi europei e atlantici non sfuggono alle manovre dei global player, che hanno bisogno di un’Europa inoffensiva sotto il profilo economico (e militare). Il principio di realtà non dà torto a questo giudizio. L’Unione Europea è preda dei suoi conflitti di bottega. La Russia, che vorrebbe tornare in campo, è imbrigliata dal bisticcio della sua politica africana e medio – orientale.

Con questo mondo globale si dovrà confrontare la prossima amministrazione americana, non in rappresentanza degli interessi dell’una o dell’altra America, bensì per la difesa di un mondo ancora libero, a tutela della sua stessa comunità nazionale.   

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