Da Echelon a Prism, qualcuno ci ascolta


Ormai non se ne parla quasi più, ma il sistema più evoluto di intercettazioni delle telecomunicazioni continua ad essere intorno a noi.

ECHELON, questo il nome, è un sistema molto complesso di raccolta e download in ambito SigInt (Signal Intelligence) delle comunicazioni via satellite, che è associato all’Accordo sottoscritto da UK, USA, Australia, Canada e Nuova Zelnada (AUSCANNZUKUS), con scopi cooperativi nella raccolta di segnali telecomunicativi (TLC) satellitari.

Nato negli anni ’90, secondo gli esperti è costituito da una fitta rete di antenne e satelliti coordinati dalle basi militare degli stati che hanno aderito all’accordo (dunque è probabilmente presente anche in UE, dal momento che gli USA hanno varie basi militari tra Italia, Germania, Spagna, Grecia ed altre nazioni).

Proprio in Italia più volte sono state cercate conferme della presenza di ECHELON, scaturite in lavori parlamentari. Lo stesso ex primo ministro Romano Prodi, inizialmente scettico negli anni ‘90, nel 2013 affermò che il suono della sua voce “era stato inserito nel grande cervello e quindi ogni mia conversazione veniva automaticamente registrata da qualsiasi apparecchio telefonico fosse generata”. Infatti, lo stesso Prodi, ricordando una comunicazione telefonica avvenuta con l’allora Presidente dell’ENI (su temi strategici per l’Italia) raccontava che “per essere sicuro di non essere ascoltato, uscii sotto il portico dell’hotel dove nessuno poteva sentire quanto ci dicevamo. Poche settimane dopo, l’intero verbale della conversazione veniva pubblicato da un settimanale, preceduto dalla precisazione: <<dalle nostre fonti americane>>”. Insomma, una possibile azione di Intelligence Economica tra stati ed imprese.

Un sistema del genere – che a ben vedere riesce a coprire quasi la totalità del globo, grazie alla posizione geografica dei partecipanti – non solo colliderebbe con norme internazionali, ma, soprattutto, costituirebbe un vero e proprio strumento di guerra economica.

Attualmente ECHELON è stato affiancato dal sistema PRISM, che la NSA (National Security Agency degli USA) utilizza già dal 2007, sempre con finalità di ascolto ed intercettazione a livello globale.

Il “rischio” di essere ascoltati è una minaccia estremamente evoluta che spesso è offuscata dalla problematica cibernetica, anche se ormai i due concetti tendono a fondersi tra loro.

Su questo punto, Il NuovoMille.it si era occupato di smartworking e cyber-risk, concludendo che un’importante falla di sicurezza era proprio nelle telecomunicazioni. Vediamo il perché.

Nello specifico, l’intercettazione su larga scala non avviene più con degli operatori umani, ma con un computer dotato di una potentissima intelligenza artificiale.

Questo computer avanzato è in grado di analizzare anche miliardi di comunicazioni giornaliere attraverso dei protocolli che gli consentono di rilevare e “schedare” in via autonoma le comunicazioni di interesse, riconoscendo i timbri vocali, le frasi e le parole da attenzionare.

Purtroppo, però, la sensibilità e la cultura delle persone sono ancora molto scarne su questo tema. L’attenzione – ammesso che sia recepita – è diretta quasi solo al mondo dei rischi digital e cyber.

Sfortunatamente, il leitmotiv del problema della sicurezza economica e politica è che spesso e volentieri le figure apicali del comparto istituzionale ed imprenditoriale nazionale continuano a non dotarsi di procedure/tecnologie di protezione telecomunicativa. Forse per pigrizia o forse perché gli “attaccanti” riescono a distogliere la percezione del rischio dalle vittime.

Queste considerazioni sono un campanello di allarme anche per i sistemi proposti dai colossi asiatici come Huawei, attualmente al centro di scandali e controversie circa la sicurezza informatica e telecomunicativa delle strumentazioni che presenta sul mercato. Al giorno d’oggi, il rischio colpisce tutti senza distinzione perché ogni dato, anche il più insignificante, può essere utile ad un competitor.

Ecco perché ognuno di noi deve adottare dei semplici accorgimenti nell’utilizzo dei propri devices, proteggendo non solo un interesse personale, ma anche quelli del nostro Paese.

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