Crisi Londra-Mosca, 007 cercasi

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I rapporti tra Mosca e Londra sono ai minimi storici a causa dell’avvelenamento da gas nervino dell’ex spia russa, della figlia e delle centinaia di persone che sono rimaste contaminate. Le dimensioni del fenomeno suggeriscono che l’attentato sia sfuggito di mano ai responsabili, che, nelle accuse del Premier Theresa May, sono agenti al servizio di Mosca. L’ambasciatore russo è stato convocato dal Ministro degli Esteri ed è già stata ventilata la prospettiva della rappresaglia, che è prassi del diritto internazionale. Non potendo, almeno ufficialmente, essere prospettata una rappresaglia armata, la retaliation sarà, nel caso, economica e finanziaria.

Putin naturalmente ha negato qualsiasi responsabilità e non sembra disposto a subire le conseguenze di iniziative a carico di cittadini russi o di proprietà russe, esposte a sequestro da parte delle Autorità britanniche. Non sarà possibile che la questione si dipani troppo presto, perché nessuno dei due Premier vorrà perdere la faccia dinanzi al mondo che li osserva, ma nemmeno potrà provocare una guerra, sia pure economica. Nessuno dei due Paesi è in grado di sostenerla, tanto più che tra le pieghe del conflitto potrebbe insinuarsi il terzo incomodo. Questo, infatti, è un periodo di riassestamento degli equilibri mondiali, come è dimostrato dai conflitti armati che infiammano da anni il Vicino e Medio Oriente e da altri epifenomeni, uno dei quali è, ad esempio, l’impegno nucleare della Corea del Nord, abilmente condotto da Kim Jong-un. E sia la May, che Putin, hanno altre gatte da pelare. La Brexit la prima, il Medio Oriente e almeno l’Ucraina, il secondo.

Quindi, anche questo caso di avvelenamento sarà risolto nel silenzio, con soddisfazione reciproca delle parti in campo, così come avvenne, del resto, per il precedente, più circoscritto, ma forse più grave per le possibili implicazioni sanitarie, da polonio. Però la vicenda merita il commento che l’intelligence britannica, abile e giustamente celebrata, ne esce compromessa. E non è la prima volta. Fallì ai tempi di Blair in Iraq (esistenza o inesistenza dei mezzi di distruzione di massa), sia nel caso che sia stata effettivamente depistata dalla Cia, sia nel caso che fosse complice e sia stata scoperta. Perché lo spionaggio ingenuo è peggio dello spionaggio colpevole.

Molti ricordano ancora il clamore che suscitarono, nel dopoguerra, le Cinque Spie di Cambridge, doppiogiochisti infiltrati dall’Unione Sovietica, colpevoli, ma così abili, che l’ammirazione per la professionalità dimostrata sul campo superò, nell’opinione pubblica, ignara degli effetti dello spionaggio, la deplorazione per il tradimento del loro Paese. E’ il momento che un nuovo James Bond, indimenticato e migliore interprete di 007, appaia sulla scena al servizio della Regina.

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