Corea del Nord, partita allargata

1492178821271-jpg-donald_trump__kim_jong_un__xi_jinping

La partita a tre, tra Corea del Nord, Stati Uniti e Cina, riserva ogni giorno sorprese, complessivamente rasserenanti, se si pensa che meno di un anno fa gli “esperti”, intervistati dalla stampa mondiale, lasciavano presagire il peggio.

I due leader coreani ora hanno un filo diretto, si incontrano e lanciano segnali di distensione. Il banco, finora, è stato saldamente in mano a Kim, che ha giocato un’ottima partita, consapevole che nessuno vuole la guerra, ma che nessuno, Trump in primis, vuole apparire perdente. Il punto è che il processo di distensione deve essere pagato da qualcuno, perché Kim ha bisogno di consolidare l’assetto di potere, producendo risultati concreti, misurabili in derrate alimentari e nell’ingresso, graduale, ma non troppo, nella comunità internazionale.

I coreani del nord dovranno andare all’estero, senza timore di essere considerati spie, e dovranno tornare a casa, senza preferire la richiesta di asilo.

La Cina è già impegnata su tanti fronti economici, e, mentre vuole il risultato politico della distensione, non vuole sostenerne l’onere. Gli Stati Uniti sono in sicurezza rispetto al minacciato attacco missilistico, e quindi potrebbero anche attendere gli eventi, ma devono garantire la distensione (e i commerci) ai loro alleati del Pacifico, Giappone e Corea del Sud in testa. Senza mettere mano al portafoglio, perché gli americani non capirebbero la complicata contabilità politica del processo di distensione, non dopo l’America First.

L’Europa esita a candidarsi, sia pure attraverso formule complesse, tutte da decifrare, perché gli interessi nazionali dei Paesi membri non coincidono e manca una vera autorità politica. L’Unione Europea è, purtroppo, ancora un ibrido, affidata ad influenze estranee alla materia e allo scopo dei Trattati, ancora incapace di definire gli interessi comuni e le strategie necessarie. Se volesse o dovesse sedere al tavolo delle trattative di distensione con la Corea del Nord, l’Unione Europea dovrebbe sapere, quanto meno, quali mercati favorire e nell’interesse di quali Stati membri. Che sono impelagati negli affari di casa, dal credit crunch alla migrazione.

Per dire, quanto il mondo è effettivamente globale e quanto le attuali strutture di governo dei fenomeni geopolitici sono inadeguate.

Conversazioni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*

Leggi gli altri articoli