Compete all’Italia la difesa del Mediterraneo


Nell’autunno del 2014 abbiamo scritto vari articoli sulla difesa inadeguata delle coste e del mare, osservando che il Libro Bianco della Difesa, allora in preparazione, ignorava sostanzialmente il ruolo essenziale della Marina italiana nel Mediterraneo.

Gli “esperti” hanno taciuto per interessi di bottega e la ministra della Difesa in carica ha incoraggiato, con Mare Nostrum, il traghettamento seriale dei migranti dalle coste africane in Italia.

Tra di essi, poveracci senza volto, che spesso hanno trovato la morte in mare, e i soldati di una guerra spietata, che al momento viene combattuta soprattutto in Francia e in Germania.

Nei giorni scorsi la vicenda orribile del tunisino sbarcato in Italia e subito andato in Francia per compiere la sua missione di morte ha drammaticamente denunciato, e non per la prima volta, il tradimento degli interessi nazionali italiani ed europei da parte delle autorità che, nelle sedi istituzionali, con una buona dose di schizofrenia politica, si dichiarano a favore dell’Europa.

La Francia ha incassato la solidarietà di maniera dei politici italiani e ha comprensibilmente annunciato misure di chiusura della frontiera, che, di fatto, ritardano il processo di integrazione europea.

Questo è l’effetto della mancata difesa del Mediterraneo da parte della Marina italiana. Lo ha notato Luttwak, il politologo americano, in occasione del sequestro dei pescatori italiani da parte della fazione libica che, incoraggiata dalla Turchia, esercita impunemente il controllo delle acque internazionali.

La Marina italiana, ancora la più potente tra quelle che solcano le acque del Mediterraneo, potrebbe e dovrebbe rivendicare il ruolo di difesa del territorio e della civiltà europea, insidiata dall’esterno come non mai negli ultimi 500 anni.     

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