Il caso del tour operator Thomas Cook

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Il default di Thomas Cook, il tour operator più antico del mondo, ha colto di sorpresa la clientela e le istituzioni. Non le banche, che, pur consapevoli della precarietà della società, hanno continuato a finanziare le attività di investimento immobiliare, estranee, di fatto, alla vocazione dell’impresa di servizio.

E’ un caso di violazione della regola fondamentale dell’attività economica, che i milanesi sintetizzano nel detto “Ofelè fa el to mesté”. Ma se si tratta soltanto di questo, lo stabilirà l’autorità inquirente quando l’emergenza sarà superata.

Nel frattempo, centinaia di migliaia di turisti devono essere rimpatriati con un ponte aereo da alberghi siti in località remote, che non autorizzano la partenza finché il conto del tour non è saldato. Gli alberghi non si fidano, in sostanza, della capacità delle autorità britanniche di fare fronte all’emergenza nell’interesse degli stakeholders, cioè di tutte le parti terze interessate.

Quindi, è anche un danno all’immagine della Gran Bretagna, in un momento particolarmente delicato per il Paese. La premiership di Boris Johnson sta mostrando la corda. Il suo tentativo di muoversi come uomo solo al comando (con il Parlamento chiuso) è stato bocciato dalla Corte Suprema. Qualche critica ha investito perfino la Regina, che non aveva opposto il divieto a Johnson. Mentre la Brexit si avvicina a grandi passi.

In altri termini, il caso Thomas Cook non ci voleva. Sotto un profilo finanziario, il danno non è enorme. Si tratta di “poche” centinaia di milioni, rispetto ai miliardi di altri casi, anche recenti, che hanno provocato la destabilizzazione del sistema del credito. L’affronto alla tradizione britannica dei viaggi avventurosi, invece, è enorme.

Speriamo che non venga rimossa la statua di Thomas Cook, eretta nella città di origine, e che le responsabilità, interne ed esterne alla società, vengano perseguite. E, di contro, che le autorità britanniche decidano di risarcire, in primo luogo, i soggetti del tutto estranei alla società e del tutto inconsapevoli del dissesto.

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