Caos libico, proxy war di Macron

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Macron, che non è la Francia, anche se ancora la rappresenta, ha tramato contro l’Italia in Libia, perfettamente in linea con il suo predecessore Sarkozy, indagato dall’autorità giudiziaria proprio per vari risvolti inquietanti dei suoi rapporti con Gheddafi. Evidentemente Macron non è superstizioso e non teme, 7 anni dopo, di rimestare nel caos libico in funzione antitaliana.

La trama è stata denunciata da Salvini, che ha escluso, però, un intervento armato italiano in Libia (secondo noi, anche per non scontrarsi direttamente con la Francia nella proxy war folle voluta da Macron), affidandosi al rinnovato rapporto bilaterale con gli Stati Uniti.

Alla luce degli avvenimenti, si è capita la vera missione del premier Conte alla Casa Bianca, nelle settimane precedenti, con il riferimento esplicito, nel comunicato post summit, al coordinamento italo – statunitense dei rapporti in Libia. Le milizie libiche non governative (armate dalla Francia con armi moderne?) conquisteranno Tripoli? Con quali conseguenze rispetto ai tradizionali interessi italiani? Le risposte politiche alle domande sono meno semplici di quanto possa sembrare.

Le milizie governative resisteranno, ma non si profila all’orizzonte né una vittoria, né una sconfitta. Si profila uno stato di belligeranza, che renderà comunque sempre più difficoltoso e oneroso l’impegno estrattivo in Libia, conteso tra più parti. Con ricadute negative sull’economia italiana. C’è stata una accelerazione delle iniziative antitaliane di Macron, in Europa e in Libia, visto che Trump gli ha chiuso la porta della partecipazione fattiva alla politica multilaterale, almeno al momento. Il sospetto legittimo è che a Macron non serva tanto il petrolio libico per la Francia, quanto piuttosto gli interessi toglierlo all’Italia, a servizio di una politica ovviamente non amichevole e, in effetti, anche antieuropea, perché così non si propiziano i rapporti tra gli Stati membri.

In curiosa coincidenza, Fulvio Conti, presidente di Tim, sotto attacco da tanto tempo, nell’apparente indifferenza del Governo italiano, ha dichiarato che i fattori di disturbo del titolo azionario “provengono tutti da Oltralpe”. Oltralpe è la Francia, non Vivendi, e quindi Conti ha certificato, con la sua dichiarazione, la conflittualità voluta da Macron, anche tramite industriali amici, nei nostri confronti. Confidiamo, a proposito di Tim, che il Governo giallo – verde non trascuri l’importanza strategica, non solo economica, del fattore comunicazione nel Paese e assuma quel ruolo, al quale i Governi precedenti hanno abdicato.

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<> on July 30, 2018 in Washington, DC.
Politica Estera / Non più Caos per Trump