Caos Libia, un rischio per l’Italia


Nel mediterraneo si ripresenta il caos come nel 2011 ed il protagonista è nuovamente la Libia che, con la crisi politica e la guerra civile in corso, rischia di destabilizzare buona parte del Mediterraneo.

Gli esiti degli ultimi scontri, avvenuti tra il generale Haftar e Serraj, non rendono ben delineata la situazione. Il disordine è talmente diffuso che i principali canali di informazione sono costretti a formulare ipotesi ricorrendo all’uso del condizionale, data l’incertezza delle possibili previsioni.

Attualmente, i territori della cirenaica, tripolitania e fezzan si trovano suddivisi tra il Maresciallo Haftar, appoggiato dalla Russia, ed il governo di Serraj, riconosciuto dall’ONU e sostenuto dalla Turchia.

Infatti sia Mosca che Ankara, considerata la rilevanza strategica del territorio libico, ambiscono ad ottenere un approdo, sia politico che economico, nello specchio d’acqua del Mediterraneo, vicino al cuore dell’Europa.

Fino a poche settimane fa, le due potenze a supporto delle fazioni locali non si erano più di tanto esposte. Basti pensare che la Russia era presente in Libia soltanto ufficiosamente con alcuni mercenari della Wagner Group ma, a seguito dell’invio di strumentazioni militari ad Haftar, può essere ormai considerata ufficiale la sua presenza nel territorio.

Una strategia simile è stata applicata anche dalla Turchia, che ha sostituito i mercenari della Sadat – inviati in un primo momento – con dei militari giunti sul posto per addestrare l’esercito di Serraj (peraltro con l’autorizzazione del parlamento).

Queste mosse rendono chiaro che Ankara e Mosca hanno iniziato a muoversi tra le sabbie calde nordafricane, ma l’evoluzione della situazione è in costante cambiamento.

Sul campo si trovano schierati anche alcuni miliziani della Siria del Nord (al comando dei turchi) ed alcuni soldati della milizia siriana di Assad, coordinati dalla Russia (ndr, entrambe le milizie hanno già combattuto, chi al fianco di Putin e chi al fianco di Erdogan, nella recente guerra siriana).

Con il recente “cessate il fuoco”, sostenuto dai ministri Lavrov e Cavusoglu, si può dedurre che la partita non solo sia aperta ma, soprattutto, che gli attori abbiano iniziato a segnare i primi punti strategico-diplomatici, anche se l’incertezza della situazione politica locale non consente di capire per quanto tempo possa essere mantenuta la tregua.

Il problema principale, però, è che la Russia (una potenza al pari degli Stati Uniti) e la Turchia (il decimo esercito più potente al mondo secondo il Global Firepower, nonché uno dei primi nella NATO) hanno capito – a differenza degli USA –  sulla scorta dell’esperienza della guerra in Siria, che l’utilizzo esclusivo di aerei d’attacco al suolo e droni serve a ben poco senza il controllo territoriale (applicando così il pensiero di Hillman: “come è possibile agire senza dominio, senza controllo oppressivo e tuttavia realizzare?”).

Infatti, è la fanteria che con il suo “piede sul terreno” diviene lo strumento alla base di ogni sistema di Comando-Controllo-Comunicazione-Contesto ed Intelligence utilizzato per la gestione e supremazia territoriale.

Non è fantascienza presupporre che i russi ed i turchi possano in un futuro davvero vicino inviare dei contingenti armati in Libia, dal momento che le loro mosse in quel contesto sono quasi del tutto simili a quelle adottate in Siria.

E l’occidente come si sta comportando? Nel 2011 l’intervento della NATO ha destabilizzato l’area attaccando la Libia, senza poi controllare il territorio, con tutte le conseguenze che oggi si stanno verificando. Gli stati europei hanno difficoltà nel decidere a chi dare supporto in Libia e lo stesso vale per gli USA che stringono un occhio a Serraj, ma non possono voltare le spalle ad Haftar, il quale aiutò la CIA nell’eliminazione di Gheddafi.

Fatto sta, che noi italiani abbiamo perso non solo collaborazioni internazionali con una nazione “confinante”, ma anche potere economico su un’importante porzione di mare. Basta osservare qualsiasi carta geografica per capire che una forte collaborazione tra Italia e Libia potrebbe creare uno “stretto” marittimo volto a dividere in due il Mar Mediterraneo.

La crisi libica, oltretutto, rischia di avere ripercussioni – di vario tipo – anche su altre nazioni con cui l’Italia intrattiene rapporti stabili in nord Africa. E’ il caso della Tunisia, geograficamente vicina alla Libia, che con la quale godiamo di ottimi rapporti diplomatici, oltre che economici

In sostanza, tra le nazioni europee, l’Italia è quella più insidiata, ed indipendentemente dalla fazione che vincerà (Russia-Haftar o Turchia-Serraj), dovremo ripetutamente confrontarci con i difficili equilibri che potranno riflettersi sulla nostra economia, con effetti anche per l’approvvigionamento energetico.

Da ultimo, desta preoccupazione anche la possibile influenza della situazione sulla tratta che utilizziamo per il trasporto via mare, fondamentale per l’export dell’Italia, da sempre una delle principale fruitrici delle cosiddette “autostrade del mare”.

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