Bagno di umiltà per Putin


Perché Putin ha voluto la guerra in Europa. Dopo anni di contiguità con l’occidente. Dopo l’invito (francamente, per noi, fuori luogo) di considerare un rapporto privilegiato con la Nato. Dopo l’esibizione della stretta di mano, propiziata da Berlusconi a Pratica di Mare nel 2002, con Bush, presidente in carica degli Stati Uniti. Dopo due decenni di commerci e di affari. Questo ci dobbiamo chiedere. Cosa ha provocato l’inversione di tendenza.

Perché la Russia di Putin sta rinverdendo i fasti (o meglio i nefasti) dell’Unione Sovietica. Che – ricordiamo – ha affamato i popoli dei paesi satelliti, ha soggiogato l’Ungheria nel sangue nel 1956, ha debellato Dubcek responsabile della primavera di Praga nel 1968.

La spiegazione che Putin ha offerto all’occidente su un piatto d’argento non è credibile: il timore che dalle postazioni Nato installate nei paesi vicini cominciasse un attacco armato. Chi mai nei paesi baltici (Estonia, Lettonia e Lituania) o in Polonia o nell’Ucraina eventualmente alleata vorrebbe un conflitto bellico con la Russia. E perché. Quando è noto anche ai politici ed ai militari meno provveduti che l’occupazione di un territorio, per di più della vastità della Russia, è sostanzialmente inutile, oltre ad essere impossibile.

Non ci sono che due risposte. La prima è che Putin, dopo tutto, non è blindato al potere. E’ incalzato dagli oligarchi e soprattutto dal popolo che, fuori da Mosca e da San Pietroburgo, è orgogliosamente povero. Non vuole subire aggressioni dall’esterno, ma non vuole essere martirizzato dagli oligarchi miliardari in dollari e in euro.

Allo stesso Putin si attribuisce una ricchezza smisurata. Altro che quella dell’ (ex?) amico Berlusconi. E nelle situazioni di difficoltà politica la risposta di solito è l’invenzione di un nemico alle porte, per compattare il paese. Che, però, non ci è caduto, a giudicare dalle manifestazioni di protesta, prontamente sedate dalla polizia.

La seconda risposta, più probabile o almeno concorrente con la prima, riguarda la voglia di Putin di lasciare un segno nella storia, prima di andarsene come tutti gli esseri umani. Non a caso da qualche anno Putin viene chiamato zar e nei suoi discorsi è ricorrente la rievocazione dell’impero zarista, trasformato dopo il 1917 nell’impero sovietico.

E, in tal caso, l’unico rimedio è il bagno di umiltà. Non di umiliazione, però. Per cercare di rimettere le cose al loro posto. Più o meno.     

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