Una ricetta semplice per il Sole 24 Ore


Il Sole 24 Ore ha cambiato veste grafica, ma finora non ha fatto molto di più, per tornare ad essere “il secondo giornale che si legge per primo”. Come si diceva del Sole negli anni 80. E come dimostravano la diffusione e i ricavi.

Fino alla lenta deriva degli ultimi anni, secondo noi almeno 20, nel corso dei quali le notizie sono scomparse, o non sono state specializzate, e le opinioni sono state discutibili, ma non discusse.

Uno strumento operativo in meno per imprenditori e professionisti. Un esperimento culturale in declino. Come tanti altri in Italia. In fin dei conti, il Sole ha tenuto il passo con una politica sempre più cialtrona, con imprese sempre più deboli, con una giustizia sempre più malmessa.

Quel che è peggio, tutto ciò oggi è riconosciuto, ma il dibattito non esiste e i rimedi tardano a venire. Non sarebbero, poi, così complicati.

Noi, da semplici osservatori, abbiamo tentato varie volte di fare arrivare la nostra voce alla direzione, alla proprietà, perfino, in un caso, al consiglio di sorveglianza. Niente. Poi, è scoppiato il bubbone.

All’estero, il Sole è uno dei biglietti da visita della Confindustria. Come il Financial Times è il biglietto da visita della finanza inglese, che magari perde qualche colpo, ma cerca di non darlo a vedere, e investe nel FT. Che non molla, mantiene l’aplomb britannico e naviga sapientemente tra progresso e conservazione. Più o meno come il paese.

Invece, il Sole ci ha offerto, ancora nei giorni scorsi, il battibecco tra comitato di redazione e proprietà/direzione, in cui tutto si dice su “stato di agitazione” (da una parte) e “vecchia logica di appartenenza” (dall’altra), ma non c’è una parola sulla qualità dell’informazione, che è riguardo per i lettori e i loro interessi.

Soltanto con l’attenzione per i lettori il Sole potrà veramente riconquistare il ruolo che gli compete e che ha perso da solo. Non perché qualcuno glielo abbia strappato.     

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