Un confronto con Vittadini sul bene comune


Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, ha scritto per il Sole 24 Ore un articolo molto interessante sulle prospettive di una nuova sussidiarietà.

Ne illustra le ragioni, avvalendosi dell’esperienza comune che, nella società italiana, abbia prevalso “un modello di rapporto tra cittadino e istituzioni disintermediato, in cui è sembrato di poter fare a meno dei corpi intermedi”, tra cui partiti, sindacati, fondazioni bancarie e cooperative, e di sondaggi aggiornati sulla sfiducia dei cittadini nelle istituzioni. E conclude che “la parola sussidiarietà è ancora sconosciuta ai più, ma il suo valore non lo è”. 

Siamo d’accordo con Vittadini su vari aspetti della sua analisi, che integriamo con la nostra esperienza, fatta insieme di divulgazione e di prassi operativa, fondata sul principio costituzionale che, nella mancanza delle istituzioni, l’intervento del singolo cittadino è auspicato e pienamente legittimo.

Tuttavia, aggiungiamo che spesso la mancanza delle istituzioni è dovuta all’inadeguatezza delle persone che la incarnano e che respingono in tutti i modi l’interlocuzione – figuriamoci l’intervento – con i cittadini, muniti, per definizione, soltanto del potere della legge e dell’utilità sociale, rispetto agli interessi particolari controversi, ma, nei fatti, privilegiati.

Siamo in grado di esemplificare massicciamente quello che diciamo, avendo criticato, documenti alla mano, monumenti di illegittimità giuridiche, non solo etiche e sociali. Ricordiamo le nostre campagne a difesa dei project financing veri, degli investimenti in equity veri, dei leverage buy out veri, poco gradite a personaggi e gruppi di potere che hanno sostituito i gruppi intermedi dell’analisi di Vittadini e che contano molto nella politica, nell’amministrazione e nella giustizia.

 Ricordiamo che una nostra campagna è approdata di recente in Commissione Banche e Copasir, finora senza esito. Per dire che la forza della legge deve avere sostegno pubblico e concreto, per realizzare il bene comune. Se no prevale la disfunzione, che sottrae risorse alla collettività ed ai cittadini meno abbienti e meno provvisti di tutela. Ecco, su questi argomenti avremmo piacere di avere un confronto con Vittadini.     

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