Torto europeo all’Aceto Balsamico di Modena

aceto

Mentre si dibatte in Parlamento e in pubblico sul decreto cosiddetto “salva stati”, ritenuto un’aggressione vera e propria all’economia e alla finanza del nostro Paese, l’Europa continua a picchiare, in altri modi, sull’economia italiana, che è fatta largamente di risorse artistiche e naturali e di prodotti alimentari pregiati e apprezzati nel mondo. A condizione – ovviamente – che siano riconoscibili e si distinguano anche con la denominazione da prodotti analoghi concorrenti.

Sono noti i casi di contraffazione del parmigiano e della mozzarella, che nulla hanno dei prodotti italiani, ma confondono i consumatori con denominazioni analoghe. Ora, è il momento dell’Aceto Balsamico di Modena.

Su ricorso di un’azienda tedesca, produttrice di un analogo prodotto “balsamico”, la Corte di Giustizia si è pronunciata, precisando che la registrazione dell’IGP e la protezione che ne deriva riguardano soltanto la denominazione “Aceto Balsamico di Modena”, perché è questa denominazione che gode di una fama indiscussa, sia sul mercato nazionale sia su quelli esteri.

Di contro, i termini non geografici di tale IGP, ossia «aceto» e «balsamico», nonché la loro combinazione con altri luoghi e le loro traduzioni, non possono beneficiare di tale protezione. Infatti, il termine “balsamico” è, per la Corte di Giustizia, un aggettivo comunemente impiegato per designare un aceto che si caratterizza per il gusto agrodolce.

Quindi l’aceto balsamico di vattelapesca potrà fare concorrenza sul mercato, a prescindere dal luogo di produzione e dagli ingredienti, al premiato e finora unico prodotto italiano. Se questa è la casa comune – e lo diciamo noi che siamo europeisti di lunga data – molti cambiamenti sono necessari.

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