Territorio e deficit infrastrutturale a San Benedetto del Tronto

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Impegno e merito dei cittadini

L’economia nazionale ristagna. Le cause sono molteplici e concorrenti, imputabili sia alle carenze della politica, sia alla inerzia della parte di tessuto sociale indenne dalla crisi. Il deficit infrastrutturale, materiale e immateriale, del territorio riflette drammaticamente il difetto di visione, il disimpegno del ceto dirigente pubblico e privato, protagonista naturale e necessario dello sviluppo, la rassegnazione e la sfiducia dei cittadini.

San Benedetto del Tronto, ridente cittadina balneare favorita da un entroterra fecondo e ricco di bellezze naturali e museali, non è esente dalla crisi economica e sociale che investe il paese e rappresenta, anzi, per il suo trascorso benessere, un caso emblematico di inerzia propositiva, provocata dalle rendite in danno della collettività, non solo cittadina. Pesca e agricoltura hanno cessato da tempo di svolgere l’azione trainante a favore dell’economia locale e il turismo non si è adeguato alla sfida della concorrenza estera, sempre più agguerrita, e rischia la recessione. I costruttori hanno continuato a realizzare edilizia residenziale e turistica, largamente invenduta e inutilizzata, nascondendo i guadagni facili dei cinquanta anni precedenti e sottraendosi alle sollecitazioni dei cittadini più attenti e meritevoli, che, sempre più numerosi, richiedono una visione ed una prospettiva, consentita dall’impiego delle risorse accumulate. Sante Calvaresi, professore di matematica, persona di cultura dedita agli altri, è uno di questi cittadini impegnati per il bene di San Benedetto. Ha sollecitato l’attenzione e il consiglio di altri cittadini e di un gruppo composito di professionisti, ha individuato lo spazio territoriale della contrada di San Giovanni, situata tra lo svincolo autostradale e Porto Grande, particolarmente vocato a una versatile infrastrutturazione, ed ha cominciato a interloquire con il ceto imprenditoriale locale e nazionale potenzialmente interessato a intervenire nel territorio. Ciò nella prospettiva dello sviluppo e della crescita del distretto e dell’economia di San Benedetto e del bacino di riferimento, ultra distrettuale per la sua privilegiata collocazione geografica, mediana e costiera, nonchè per l’accessibilità, le dimensioni e la contiguità con le imprese dei vari settori.

Il Nuovo Mille (www.nuovomille.it), giornale liberare online di politica, economia, giustizia e società, noto per il suo impegno di tutela dei diritti dei cittadini, ha deciso di monitorare il caso sambenedettese. Dopo avere svolto le inchieste sulle società partecipate dal Comune di Roma, che hanno prodotto perdite milionarie a carico della cittadinanza, e avere sfidato la cattiva finanza, promuovendo l’azione giudiziaria degli azionisti di minoranza della società quotata Seat Pagine Gialle, ha assunto l’impegno di segnalare e sostenere le iniziative territoriali virtuose di cittadini che normalmente non riscuotono l’attenzione dei maggiorenti locali, affezionati all’immobilismo, che nuoce a tutto il resto della popolazione.

Soltanto l’interazione del territorio e delle attività di impresa potrà generare ricchezza, conducendo il paese fuori dal guado. Tutto il contrario del progetto mirato della finanza speculativa nazionale e internazionale. Nei giorni scorsi Il Sole 24 Ore ha dato la notizia che “anche il magnate George Soros fa rotta sul patrimonio dello Stato italiano”, avvalendosi di collaborazioni e assistenze nazionali. I grandi marchi del trading immobiliare sono stati conquistati da banche e compagnie di assicurazione e si apprestano a inquinare il mercato di un macroscopico, quanto finora colpevolmente ignorato, illecito concorrenziale.

Voci attendibili di ambienti finanziari hanno riferito al Nuovo Mille che le acquisizioni immobiliari pilotate dall’estero frutteranno agli speculatori miliardi a fronte di pochi milioni impiegati. In prospettiva, le amministrazioni pubbliche e le forze armate, avendo ceduto gli uffici e le caserme a prezzo di saldo, pagheranno canoni di locazione di rilievo internazionale, garantiti dal Tesoro, e quindi dai residui risparmi dei cittadini italiani, consentendo la previsione di esiti drammatici a carico dei più deboli e delle prossime generazioni. Il Nuovo Mille non ci sta.

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