Spionaggio cinese in Italia

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Non sappiamo se ci sia un’attività di spionaggio vera e propria, che richiede volontà, progetti, risorse dedicate e obiettivi di vario livello. Sappiamo, però, che, in teoria, ci sono le premesse per un’attività di intelligence cinese in Italia, a cui corrispondono le remore di alcune autorità italiane, allertate dal potente alleato americano.

La Cina è uno Stato autoritario, organizzato al suo interno e impegnato nell’occupazione progressiva, materiale ed economica, di territori diffusi in Africa e non solo, tramite la cessione e l’acquisizione di tecnologia, gli scambi culturali, gli accordi economici e la Nuova Via della Seta.

La Cina è teoricamente un mercato vastissimo per i prodotti occidentali, ma solo teoricamente, perché i cittadini cinesi potenziali acquirenti fanno parte dell’elite che si compone al massimo di 200 milioni di persone, su una popolazione 7/8 volte tanto. La capacità di adattamento degli avamposti cinesi alle tradizioni locali è proverbiale, così come l’individuazione dei punti deboli, delle crepe di sistema.

Gli americani sono preoccupati che la sicurezza sia messa a repentaglio dalla infiltrazione di strumenti di ascolto e di controllo?

In Italia apre un laboratorio di cybersecurity a partecipazione di Zte, società quotata a Hong Kong controllata da società pubbliche. Sembra una barzelletta, ma non lo è. Ferretti, storica società di imbarcazioni veloci, titolare di marchi eccellenti, tra cui Riva, controllata dalla Cina, produce una imbarcazione da pattuglia, destinata a montare tecnologia svedese. Telecom compra centraline cinesi. Insomma, per dire che gli Stati Uniti o hanno lanciato l’allarme troppo tardi o hanno soltanto voluto salvare la faccia, perché non poteva non essere evidente, negli anni precedenti, il progresso cinese nel controllo della comunicazione, e hanno preferito che l’impatto avvenisse in Europa, magari ad esaurimento.

In effetti, L’Europa è, da anni, affidata alle proprie capacità di governo (o malgoverno) e, nelle prospettive dei tre protagonisti della geopolitica, Stati Uniti, Cina e Russia, non è più destinata a svolgere il ruolo di comprimaria ricoperto nel 900 (e di primo attore dei secoli precedenti, insidiato soltanto dall’Islam).

Quindi, in effetti, la Cina partecipa, di buon diritto, per le sue evidenti capacità innate e sviluppate, al banchetto delle spoglie di un’Europa avvitata su sé stessa, preda di lusinghe, di insidie interne e forze esterne avverse.

 

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