Il sistema del credito danneggiato anche dalla cattiva Politica

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Le infrastrutture bancarie sensibili sono state consegnate dall’Italia a investitori esteri, che, controllando le infrastrutture, controllano il credito e quindi Paese. Non lo ha detto così Fabio Panetta, vice direttore di Banca d’Italia, in Commissione Finanze, ma non ha lasciato spazio ad equivoci. E’ stato un grande errore la cessione delle partecipazioni bancarie in Borsa Italiana, che ora è controllata dalla City di Londra, e non è stato l’unico. Altri errori, altrettanto gravi, hanno fortemente pregiudicato il sistema del credito, non solo bancario, procurando uno svantaggio competitivo notevole, destinato a riflettersi sull’economia nazionale nei prossimi anni, forse decenni. Il che significa, detto più chiaramente, ulteriore disoccupazione, o mancato recupero di occupazione, riduzione del Pil e incremento del debito pubblico. Ecco, come l’incapacità della Politica e del Ceto Dirigente del Paese si riflette sulla vita dei cittadini, procurando infelicità, invece che felicità.

Panetta ha parlato, in Commissione, anche di Fintech, che rappresenta, nelle sue parole, “un’opportunità per l’intera economia”, a condizione – aggiungiamo noi – che le linee di investimento vengano riconosciute e seguite. Le banche, con le cessioni delle infrastrutture di mercato, si sono rimpannucciate, ma dove abbiano messo i soldi si è visto o si comincia a capire (capitolo Npl) e molto deve ancora emergere. Gli strali del sistema giustizia si sono diretti finora, tra l’altro con un ritardo irrecuperabile, agli amministratori. Non sono stati ancora coinvolti nelle indagini e nei processi i complici, i beneficiari degli Npl e tutta la struttura, professionale e variamente amicale,  che ha contribuito all’accumulo dei 300 miliardi, se bastano. Che ora fanno gola alle società di recupero e ai fondi specializzati, alcuni dei quali sono immobiliari.

Il punto politico della audizione di Panetta propone due profili: la denuncia e la condanna, sul piano politico, di chi ha sbagliato e magari, in un modo e nell’altro, è ancora presente sulla scena, fa il padre nobile e intercetta voti; e la definizione almeno dei criteri di revisione degli errori commessi. Temiamo che il compito sia arduo e sia ostacolato dalle prossime elezioni. Che porteranno ad un nuovo Parlamento e a nuove Commissioni. E, nel frattempo, il divario competitivo aumenterà in danno del sistema Paese.

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