Serve una nuova Politica Forense

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Lo scandalo che ha investito una parte significativa della intellighenzia tributaria italiana presenta una specificità, rispetto alla migliore tradizione dei concorsi universitari truccati, a cui i cittadini si sono, purtroppo, assuefatti. Questa volta, il governo del sistema tributario e finanziario, indagato da anni, come si vede dalla data delle intercettazioni, appare funzionale all’esercizio di influenze nella attribuzione degli incarichi nazionali più prestigiosi, in danno di professionisti capaci, ma estranei alla macchina, e al principio della concorrenza, a dispetto del merito.

Non è la prima volta che emerge il fenomeno degli incarichi assegnati dalle lobby, praticamente in tutti i settori della vita pubblica, e pensiamo (speriamo) che molto debba ancora emergere. Gli effetti a carico dell’economia sono devastanti, perché il ridotto numero della compagnia di giro degli eletti e la malpractice, che ne segue, provocano, oltre allo scadimento della prestazione, l’aumento vertiginoso delle parcelle a carico della Pubblica Amministrazione, garantite dalle relazioni amicali e svincolate da qualsiasi riferimento legale. Se non bisogna essere bravi per acquisire incarichi, ma è necessario essere “sostenuti” dagli amici, perché bisogna prepararsi? Meglio frequentare i circoli e gli ambienti rarefatti della finanza e dell’alta burocrazia.

Noi abbiamo segnalato qualche volta alle Autorità competenti il fenomeno dell’abuso di posizione dominante e del cartello tra grandi organizzazioni professionali (non solo studi legali, anche società di consulenza e banche d’affari), finora con scarso esito. Non siamo scoraggiati. Bisogna imparare dall’esperienza e allertare le istituzioni deputate alla tutela delle professioni. Per gli avvocati, il Consiglio Nazionale Forense e gli Ordini locali. Che conoscono la materia e le esigenze del ceto forense, maltrattato dall’alto e dal basso. Le occasioni non mancano. Serve una nuova Politica Forense.

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