Seat, una previsione sull’azione di responsabilità


L’esito dell’assemblea ordinaria che ha deliberato di promuovere l’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori merita un breve commento ed una facile previsione. E’ bene ricordare, preliminarmente, che il riconoscimento degli illeciti è giunto con grande ritardo rispetto alla richiesta di intervento rivolta dal Nuovo Mille alla Consob (maggio 2011) e che in sede assembleare il Cda ha eluso i quesiti posti dai legali degli azionisti di minoranza in merito alle azioni giudiziarie nei confronti degli altri soggetti responsabili del dissesto.

Anche nei confronti delle società di consulenza, delle banche d’affari e dei grandi studi legali che hanno preteso quasi 90 milioni per le consulenze ritenute inutili ed esose dallo stesso Cda, non sono state avviate procedure di ripetizione dei pagamenti.

L’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori (meri esecutori del progetto che si è concretizzato nelle due operazioni straordinarie del 2003/4 che finalmente sono state ritenute illecite) non produrrà alcun effetto concreto, non potendosi ritenere che poche persone dispongano di beni del valore di oltre due miliardi, e sarà comunque molto controversa.

Tutti ricordano, infatti, che in favore degli amministratori i fondi soci di controllo rilasciarono, in occasione dell’assemblea del 12 giugno 2012, ampia e definitiva manleva, in altri termini garantendo per loro. Non risulta, tuttavia, che il Cda, custode della documentazione sociale, si sia rivolto ai fondi.

Ed è quindi prevedibile che gli amministratori, chiamati in giudizio (chissà dove e quando), chiamino a loro volta i fondi a titolo di garanzia. Il tema della manleva, che il Nuovo Mille ritenne quanto meno discutibile, e che la Consob non volle stigmatizzare, diventerà oggetto di contraddittorio tra fondi garanti, tentati di sostenere l’invalidità della garanzia, e amministratori garantiti, che ne reclameranno la validità.

Entrambi saranno assistiti da primari studi legali che chiederanno una sentenza parziale su questo assorbente aspetto della causa. Tre gradi di giudizio si esauriranno sulla premessa di diritto e poi gli epigoni (eredi è una parola antipatica) delle attuali parti e degli attuali avvocati passeranno a discutere del resto.

Salvo che i fondi non chiudano con l’occasione chissà quali e quante partite aperte su altri tavoli del pianeta offrendo un (modesto) contributo transattivo. Sarà comunque uno scenario interessante, salvo che per gli azionisti di minoranza che hanno perso miliardi.

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