Scontro Mediaset Vivendi, una prospettiva diversa

SILVIO BERLUSCONI

Il conflitto in corso tra Mediaset e Vivendi non è materia di esclusivo interesse privato per le dimensioni, le implicazioni e le prospettive della contesa. Non solo perché Mediaset è una società quotata che impiega il risparmio dei cittadini. E, infatti, già viene ventilato il market abuse. Ma anche e soprattutto perché si prefigura un progetto di scalata, finora non annunciato, ad una grande impresa italiana.

Con l’avvertenza, che finora non è stato annunciato nemmeno l’intervento delle istituzioni italiane di settore, nelle sedi deputate, a tutela del risparmio e della ricchezza nazionale. E, quindi, ad esempio, a completamento della strategia giudiziaria, che deve integrare le trattative, dell’Avvocatura dello Stato, che tutela l’interesse pubblico ed è consulente giuridico della Presidenza del Consiglio e della Presidenza della Repubblica.

Ma cerchiamo di capire che cosa è successo.

Vivendi non si accontenta più del progetto originario (e dell’accordo preliminare) di ingresso in Mediaset Premium, ma chiede di entrare nella stanza dei bottoni del gruppo, con una previsione di investimento che Mediaset considera un affronto e un tentativo di scalata. Da Mediaset vengono chiamati gli avvocati che hanno partecipato agli accordi preliminari, partner di un grande studio legale italiano con sedi all’estero, i quali giustamente suggeriscono la formazione di una squadra di professionisti con capacità articolate e complesse, che non si limitano al contratto e al contenzioso.

Fin qui le notizie, che, in base all’esperienza di vicende analoghe, si possono sviluppare nella previsione di un confronto senza esclusione di colpi per vari motivi, se Vivendi, capita la mala parata, non si ritirerà quanto prima in buon ordine.

Conflitti del genere richiedono la conoscenza dell’avversario, del terreno di confronto e delle modalità di azione, negoziali e giudiziali.

Quindi, possiamo immaginare che sia Vivendi, che Mediaset, stiano impiegando non solo avvocati, ma anche analisti di sistema (e quindi di mercato, di finanza, di struttura legale e di politica economica), per conoscere i punti di forza e di debolezza del gruppo avversario. Per attaccare e contrattaccare. Si può pensare che Vivendi lo abbia già fatto in previsione della iniziativa, dovuta, a torto o ragione, ad un maggiore rapporto di forza nella circostanza (i rapporti sono sempre mutevoli, si può applicare la legge della fisica sulla stabilità anche ai rapporti economici), e Mediaset, presumibilmente sorpresa in un momento di massima debolezza di Silvio Berlusconi (per età, salute e ridotto sostegno politico), si sia messa all’opera in ritardo e debba riguadagnare acqua.

Possiamo anche immaginare che non sia mancata qualche efficace lavata di capa da parte di Berlusconi, noto per lo scrupolo nella organizzazione delle attività. E’ troppo presto per dire se il confronto diventerà una guerra vera e propria. Ma se così fosse, sarà un conflitto epocale perché Berlusconi deve difendere il lavoro di una vita e intorno non vede molti alleati. Si potranno presentare strada facendo, se l’informazione, che è un aspetto non insignificante del conflitto, sarà efficace.

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