Savona critica, ma non propone


Paolo Savona, economista e presidente della Consob, scrive sul Sole 24 Ore, in merito agli effetti economici della pandemia, che, per superare la crisi, servono nuove relazioni internazionali, perché “non si esce dalla crisi creando più passività finanziarie per colmare i danni economici della crisi sanitaria”. Il riferimento di Savona è alle misure valutarie eccezionali in atto, sia della Fed, che della Bce, per affrontare le urgenze della crisi. Che hanno duplice natura, dovendo sopperire alla sopravvivenza quotidiana dei più deboli, che, a questo punto, in Italia, sono la maggioranza, composta da invisibili e visibili, commercianti e professionisti, e incentivare la ripresa, confidando che ci siano le premesse e le risorse. Savona non si nasconde che “coordinare internazionalmente le politiche monetarie e di bilancio pubblico (o fiscali) è più facile a dire che a fare”, ma nulla propone, oltre al rilievo critico. Un po’ poco, francamente, per una indubbia personalità della scena economica italiana da vari decenni, in predicato della titolarità del ministero economico nel precedente governo. Se si fosse trovato nella condizione di assumere iniziative per alimentare milioni di persone – perché questa è la situazione – Savona cosa avrebbe fatto? Sappiamo bene che le misure eccezionali non creano ricchezza, né la riflettono. Denunciano, in effetti, una specie di ritorno al baratto, mettendo, però, a disposizione dei cittadini la possibilità di conguagliare tra loro le prestazioni corrispettive. D’altra parte, chiediamo a Savona, che, nel suo articolo, fa un’ampia carrellata sulle nefandezze finanziarie globali degli ultimi 20 anni, in effetti la finanza globale, tramite gli artifici da lui stesso citati, non ha fatto esattamente la stessa cosa? Soltanto a proprio vantaggio, beninteso! Dove erano gli economisti più illuminati, quando i ladroni spadroneggiavano tra le quotazioni di listino e le valute? Non ci riferiamo a Savona, di cui è noto il patriottismo economico, oltre alla capacità di analisi. Ma insistiamo a chiedergli cosa propone in alternativa alla stampa di valuta. Che, tra l’altro, andrà alle banche, in mancanza di provvedimento specifico, con tutti i limiti sperimentati nel corso della presidenza Draghi.

Conversazioni
29 3 2020 - 08:06

L’articolo di Savona spiega con grande chiarezza lo scenario economico in cui ci troviamo, i pericoli, e le uniche soluzioni possibili. Savona avvisa – ancora una volta – e indica la strada da percorrere per evitare il baratro. Savona scrive ” I modi per affrontare la crisi sanitaria ed economica dovevano essere decisi cooperando a livello globale, ma questa è esplosa in un momento in cui le relazioni internazionali si trovano al minimo post bellico e post caduta del comunismo sovietico. Poiché si va affrontando la crisi produttiva sul piano nazionale, mentre la domanda esistente è globale, gli effetti deflazionistici saranno più gravi e certamente incideranno sugli equilibri geopolitici; i sintomi che questi sfocino in gravi tensioni tra paesi e aree geografiche sono già sotto i nostri occhi”. “Resta solo la speranza, ma non la certezza che non tocchino la pace, che già è diversamente distribuita nel mondo. Il rilancio dell’offerta, ossia della produzione, e la ripresa degli scambi internazionali sono i due obiettivi che devono perseguire i leader globali, se ancora esistono. Non è certo che la creazione monetaria per stabilizzare la finanza si trasmetta alla domanda reale; solo la ripresa produttiva può farlo, se avviene in modo quanto più diffuso nel Pianeta, altrimenti la domiciliazione locale della ripresa, come quella che si va sospingendo negli Stati Uniti e in Germania, indirizzerà la nuova liquidità creata verso di loro, come già sta accadendo”….”emerga con chiarezza che non si esce dalla crisi creando più passività finanziarie per colmare i danni economici della crisi sanitaria, ma cambiando relazioni internazionali”. La soluzione PROPOSTA da Savona è questa: o i leader mondiali si mettono tutti intorno a un tavolo per la ripresa della produttività mondiale oppure lo scenario sarà quello di un conflitto fortissimo fra paesi a rischio della stessa pace mondiale. PIU’ CHIARO DI COSI’!!!

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    31 3 2020 - 10:19

    Gentile lettore, lei prende le difese di Paolo Savona, presidente della Consob, richiamando ampi stralci del suo articolo, da noi commentato con vena critica. E’ vero, Savona ritiene che innovate relazioni internazionali potrebbero contribuire alla soluzione dei gravissimi problemi finanziari e creditizi italiani e globali.
    Ma si smentisce da solo, quando ne denuncia la impraticabilità. Che è esattamente quanto noi abbiamo sostenuto nel nostro articolo. Siamo convinti anche noi che la ripresa produttiva italiana e globale potrebbe, in ipotesi, contribuire al progressivo riequilibrio del sistema economico globale, ma: in quali tempi? E, nel frattempo, la cattiva finanza (banche ombra, fondi avvoltoi, ecc.) rimane inerte? Savona presiede da oltre un anno la Consob, guardiana, con la Banca di Italia, di una parte del sistema economico e produttivo nazionale. Ha messo un po’ d’ordine in casa e ha fatto (per noi incomprensibili) accordi con alcune Procure, ma non ci risulta che abbia prestato ascolto a legittime doglianze di risparmiatori maltrattati (anche dalla Consob) e abbia messo riparo, per quanto possibile. Ecco, se Savona, che è una personalità di grande rilievo, si occupasse anche di tutela del risparmio, nell’ambito della funzione, offrirebbe al settore e all’Italia un contributo operativo decisamente importante. Altri potrebbero seguire il suo esempio.

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